Avevo bisogno di un posto tutto mio,un cassetto anonimo dove poter scrivere le mie storie, far esplodere le mie metafore, trasformare i miei pensieri...senza se e senza ma, senza censure. Calvino docet, il sentiero è dedicato a lui...sulla strada che mi farà ritrovare. Voglio riscoprire la persona che ero prima di inaridirmi, prima di perdere la mia autostima. E lo farò nella completa solitudine. Tutte le immagini del blog sono tratte dal web.
martedì 10 dicembre 2013
martedì 3 dicembre 2013
Fino a che punto?
Avanzarono in silenzio per più di due giorni. L’Alchimista si dimostrava molto più prudente, perché stavano avvicinandosi alla zona dei combattimenti più violenti. E il ragazzo cercava di ascoltare il proprio cuore.
Era un cuore difficile: prima era abituato a partire sempre, ma adesso voleva arrivare ad ogni costo. A volte il suo cuore si tratteneva, per lunghe ore, a raccontare storie di nostalgia, tante altre volte si commuoveva davanti al sorgere del sole nel deserto, facendo piangere il ragazzo, che si nascondeva. Il cuore batteva più veloce quando gli parlava del tesoro e rallentava quando i suoi occhi si perdevano sull’orizzonte sconfinato del deserto. Ma non se ne stava mai in silenzio, neppure quando il ragazzo non scambiava una sola parola con l’Alchimista.
“Perché dobbiamo ascoltare il cuore?” domandò il giovane quando, quel giorno, si accamparono.
“Perché dovunque esso sarà, lì si troverà il tuo tesoro.”
“Il mio cuore è inquieto” disse il ragazzo.
“Bene, il tuo cuore è vivo. Continua ad ascoltare ciò che ha da dirti.”
Nei tre giorni successivi, i due incontrarono alcuni guerrieri e altri ne videro all’orizzonte. Il cuore del ragazzo cominciò a parlargli di paura. Gli raccontava storie che aveva uditi dall’Anima del Mondo, storie di uomini che erano andati in cerca di tesori e non li avevano mai trovati. Ogni tanto spaventava il ragazzo con il pensiero che anche lui avrebbe potuto non scoprire il tesoro, o morire nel deserto. Altre volte gli insinuava di essere già soddisfatto, di avere già trovato un amore e tante monete d’oro.
“Il mio cuore è traditore,” disse il ragazzo all’Alchimista, quando si fermarono per far riposare un po' i cavalli. “Non voglio che continui a parlare.”
“È un bene,” rispose l’Alchimista. “È la prova che il tuo cuore è vivo. È naturale aver paura di scambiare per
un sogno tutto ciò che si è già ottenuto.”
”Perché allora devo ascoltare il mio cuore?”
“Perché non riuscirai mai a farlo stare zitto. E per quanto tu finga di non ascoltare ciò che dice, sarà sempre nel tuo petto e continuerà a ripetere quello che pensa della vita e del mondo.
“Anche se è traditore?”
“Il tradimento è il colpo che non ti aspetti. E se tu saprai conoscere bene il tuo cuore, esso non te lo darà mai. Perché conoscerai i tuoi sogni e i tuoi desideri, e saprai fronteggiarli. Nessuno riesce a sfuggire al proprio cuore. Quindi è meglio ascoltare ciò che dice. Perché non si abbia mai quel colpo che non ti aspetti.”
L’alchimista, Paulo Coelho
domenica 1 dicembre 2013
Non ci sono più specchi
Le anime si incontrano per caso,
per curiosità, per determinazione.
In tutti i casi, l’incontro ha sempre del miracolo.
Nella coincidenza,
la componente magica è più evidente,
ma decidere, partire, muoversi a tempo,
fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo
è miracoloso
come la costruzione di tutte le cose immaginate.
Vinicio Capossela
per curiosità, per determinazione.
In tutti i casi, l’incontro ha sempre del miracolo.
Nella coincidenza,
la componente magica è più evidente,
ma decidere, partire, muoversi a tempo,
fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo
è miracoloso
come la costruzione di tutte le cose immaginate.
Vinicio Capossela
Sono andati tutti via ed è sceso il silenzio; è venuto giù
accompagnato dalle tenebre a riempire la mia testa, abbandonata, non più
distratta da balsamiche parole di presenze. Il silenzio è arrivato e con lui
sempre la me che forse non esiste.
Hanno coperto gli specchi.
Parola inaspettata che ti fa sentire mostro, criminale, che
spaventa e terrorizza, squarcia il dolore e ti riempie di un’assurda realtà; ti
ripetono che è solo altro da te ma invano, non credi, non ci riesci. Porta
vergogna, ti schiaccia, deforma, trascina con sé il dubbio dell’essere. Pensiero
dopo pensiero lacera il passato, lo uccide, un mostro senza testa cammina muto
di fronte alle parole di un troglodita incapace di pensare. Inutile è ripetersi
che quella non sei tu, ti hanno sporcato e non sai più scorgere la verità. No,
tu non sei quella che dicono. Invano lo ripeti, mentre il carnefice ride sulla
porta del paradiso, convinto di poter entrare, prima o poi.
Hanno rotto gli specchi.
Parola che smorza le risposte, ti fa sentire fredda mentre
cerchi di immedesimarti nell’altra te, quella ch vive nella testa altrui, no,
tu non sei quella che ride di altri, ma la verità si spegne prima di poter
farsi suono; un colpo, e il vuoto arriva improvviso. Non ti hanno lasciato spiegare,
non ti hanno spiegato. Tu non deridi ma sei stata derisa, la tua voce non è così forte e si perde tra gli insulti della vita.
Hanno tolto gli specchi.
Parola che conferma pensieri. Lo hai sempre saputo, ma la
paura ti ha stretto lo stomaco, lo ha contorto fino a farti vomitare il nulla,
quella parola che ha gridato il dubbio … finalmente. E dove tu vedevi emozione,
si approfittavano di te. No, tu non sei quel parassita che vive sull’albero,
ogni mattina ti alzi e sazi il tuo mondo, vai a caccia, da sola, di pensiero.
No, non volevo e mai ho voluto. Eppure ti hanno umiliato. Hanno soppresso quel
che avevi da dare.
Ricordo gli specchi.
Era come essere sempre a casa, una casa calda e accogliente che si siede accanto ad un caffè e lenisce lunghe giornate; le delusioni sembravano lontane e sbiadivano man mano dietro stupidi sorrisi; le insicurezze si tramutavano in forza sorrette da una voce calda e sincera; le gioie facevano nello stomaco salti mortali, mentre i dolori si tagliavano in due battendo in ritirata.
Era come essere sempre a casa, una casa calda e accogliente che si siede accanto ad un caffè e lenisce lunghe giornate; le delusioni sembravano lontane e sbiadivano man mano dietro stupidi sorrisi; le insicurezze si tramutavano in forza sorrette da una voce calda e sincera; le gioie facevano nello stomaco salti mortali, mentre i dolori si tagliavano in due battendo in ritirata.
È stato sempre come sentirsi
a casa, ma per chi? un lungo attimo, poi, gli specchi sono scomparsi. Ora
grido, grido perché il mio forte sentimento e l’applauso che sempre e
sinceramente ha superato ogni altra musica m’impedisce di vedere oltre.
Mostro, calcolatore, criminale, sfruttatore, derisore … no, io non sono questo, io sono altro, ma non ho più specchi.
Confido in chi si volterà altrove quando una richiesta di
bisogno si perderà nel vento, il vento dell’est, il gelido soffio che ha
trascinato con sé il mio grido perso nei meandri dell’indifferenza, perso tra
le pieghe di parole gratuite spese a lacerarmi l’esistenza. Parole che si sono
perse in una casa senza più pareti sulle quali riflettere e ritrovare se
stessi.
Respira un’altra me, e non ho armi per combattere chi ha
scritto il romanzo della mia esistenza, ho prestato loro quell’inchiostro che
non mi è stato mai restituito.
Credo di non aver meritato tanto. Trattata come una qualunque...ma da questo lato tante ne ho sentite e viste, ora so molte verità e non sarò io a difenderti. Arrangiati. Hai chi minaccia per te.
Credo di non aver meritato tanto. Trattata come una qualunque...ma da questo lato tante ne ho sentite e viste, ora so molte verità e non sarò io a difenderti. Arrangiati. Hai chi minaccia per te.
martedì 26 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
Perché non sarà mai un giorno come gli altri
Svegliarsi a notte fonda nel bel
mezzo di un sogno e fare di tutto per riaddormentarsi e finirlo.
Invano.
Io sono uscita per ultima, ho
chiuso la porta e ho usato le tue chiavi. Quelle con la mascherina d’argento
che ti comprai a Venezia quell’ultima volta che visitai la città insieme alla
mia più cara amica. Ti piaceva tanto. Ho sceso le scale per seguirti un’ultima
volta, ma senza cadere come feci a due anni quando ruzzolai giù per correrti
incontro, ancora ne porto i segni sulla fronte e forse anche il marmo delle
scale se potesse lo racconterebbe.
E così sei uscito dalla tua casa.
Tre mesi fa.
La scorsa settimana abbiamo tolto
il tuo spazzolino, ma io ancora apparecchio per tre … e la mia testa è altrove.
Sento la tua voce dietro quella porta, ma non so dove sei.
C’eravamo tutti, tutti quelli che
ti volevano bene, tutti quelli ai quali hai chiesto silenzio e assenza, ti abbiamo
disobbedito, hai ragione, ma la persona che conoscevo non avrebbe mai chiesto
il silenzio.
Il silenzio non era per te, che
amavi cantare; io sono quella che studiava quei tartassanti esercizi sul flauto
mentre tu mangiavi dopo una giornata di lavoro; non ti davano fastidio, dicevi,
ma a chiunque avrebbero scassato i timpani e la pazienza, a te no, il tuo
pranzo e le mie note lunghe di riscaldamento … musica triste e faticosa per me,
una dolce colonna sonora per te. E chi ci capisce …
Dopo un anno di silenzio ho
ripreso a suonare, non è stato facile, né smettere né riprendere; sai cosa
significa per me la musica e senza ho sofferto molto; scusa, ma dovevo dirtelo,
la sincerità è stato sempre il mio grande difetto. Mi hai insegnato che bisogna
essere sempre sinceri, anche se noi con te non lo siamo stati … tutti noi, ma
soprattutto io, perché a me chiedevi e io ho mentito. Ti chiedo scusa, ma la
persona alla quale mentivo non avrebbe potuto ascoltare quello che sapevo, è
stata la cosa più difficile che io abbia mai fatto e non so se riuscirei di
nuovo a farlo.
A pochi l’ho confessato, agli
amici che sono rimasti e che chiedevano, altri avrebbero potuto ascoltare ma io
sono quella forte … ricordi? E poi qualcuno è scappato via e mi ha abbandonato,
questo non te l’ho detto, non era necessario, era poco importante per te, ma le
persone spesso scappano quando hai bisogno di loro e non si accorgono che se
stai male non fanno altro che farti stare peggio; non tutti sono in grado di
comprendere i sentimenti e fino a che si fa festa ci sono, poi li fai diventare tristi e ti buttano via
come fossi una persona qualunque. Io non sono così perché tu mi hai insegnato a
stare vicino, a confortare un po’ meno … siamo gente timida noi, ma ad
ascoltare e porgere un aiuto, sempre.
Io sono quella che ti ha
accompagnato ed ha alleviato i tuoi dolori. Per questo non hai detto il tuo
ciao, scusa. Hanno detto che era l’unica cosa da fare, ma non avrei mai voluto
farla e poi … perché sempre io? E di nuovo … a chi lo racconto? Dimenticavo,
ero io quella forte … ma il dolore e la rabbia che ho provato ogni volta era
profonda ed è rimasta lì senza voce, né orecchie che ascoltassero.
Come vedi ti devo chiedere scusa
di molte cose, ma penso che tu abbia compreso tutto ancor prima di noi, hai
capito benissimo perché questa stupida donna era così arrabbiata con te e
niente e nessuno poteva cambiare i fatti o i sentimenti. Tu sei sempre stato
uno che pensa, forse pensa troppo, proprio come me purtroppo, ma siamo
intelligenti e con un cuore, non ci perdiamo in stupide chiacchiere e
deprimenti minacce, in falsità o umilianti sproloqui, anche se spesso ci perdiamo
nel regalare la nostra fiducia.
Siamo simili. Abbiamo cercato di concederci solo
a chi ci meritava, ma non ci siamo riusciti, per noi i sentimenti prima di
tutto. Tutti possiamo sbagliare e di persone cattive è pieno il mondo, lo sai
tu e ora lo so anch’io.
Perché questo non me lo hai
detto? Mi hai lasciato sempre decidere liberamente, poche indicazioni e via,
quello che tutti i figli del mondo vorrebbero.
Grazie.
Sei andato via prima di uscire da
quella porta e non ci ho potuto fare nulla.
Scusa
Buon compleanno papà
giovedì 10 ottobre 2013
I sassolini nelle scarpe
La memoria
è un mostro: tu dimentichi - essa no.
Archivia le cose, ecco tutto.
Le conserva per te, o te le nasconde - e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà.
Credi di avere una memoria.
Ma è la memoria che ha te.
John Irving, da "Preghiera per un amico"
Archivia le cose, ecco tutto.
Le conserva per te, o te le nasconde - e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà.
Credi di avere una memoria.
Ma è la memoria che ha te.
John Irving, da "Preghiera per un amico"
Fermarsi
un istante: quante persone al mondo in questo momento stanno facendo la stessa
cosa che sto facendo io?
Mangiare
le carote, mettere benzina, fissare il semaforo rosso, scegliere un cd.
Guardare
il sole andar via e chiedersi stupidamente perché fugga dalla notte.
Una
strada davanti, una via da percorrere. Contare i passi, sognare una méta e sospirare oltre
l’orizzonte. Un passo sicuro dietro l’altro, mentre l’aria si riempie
dell’odore fresco di un campo appena arato, anche lui pensa al domani.
Lio
amava contare i suoi passi.
uno,
due, tre
ritrovarsi
sola con una via da scalare, dritta su ogni ostacolo, fino a lasciarselo alle
spalle, lanciando i piedi oltre ciò che era già ieri.
quattro,
cinque, sei
Loro
erano lì, ma ogni volta la sua mente a complotto col suo cuore costruiva
alibi, arrancava su scuse e convinceva Lio che solo avanti era la strada giusta.
Lio
numerava i suoi passi e pensava.
sette,
otto, nove
Cercava
sicurezza su quella strada, allacciava la cintura e guardava fuori, guardava in
alto, guardava intorno e dentro, sì, dentro le persone. Un viaggio di
passi che lasciano orme, con il desiderio di dire sempre la cosa giusta.
Indossando quel suo sorriso spesso frainteso, irriso da chi non ne voleva
sapere di imparare a comprendere.
dieci,
undici, dodici
Le
piaceva perdersi lungo quella via, tenendo fisso lo sguardo in un altrove e
attraversare immaginari labirinti.
Tredici
…
Ad
un tratto sulla strada qualcosa non andò per il verso giusto. Sentì le scarpe
riempirsi di sassi. Nessun passo avanti poteva compiere, né poteva tornare
indietro, bloccata in una notte che non andava più via, a chiedersi ancora
perché il sole fugga dal buio.
Quanti
come Lio in quel momento?
Lio,
una qualsiasi, Luna o Laltra. Lio si ritrovò con un paio di scarpe di sassi,
seduta all’ultimo banco, confusa con una verde parete.
Schiacciata
e calpestata ascoltava il cuore non battergli più nel cuore, ormai i battiti
avanzavano e impazziti albergavano ovunque fino a toglierle il fiato, fino a
voler uscire da quel corpo incapace di andare oltre. Quel povero e malato cuore
…
Sbagliata
e incapace, Lio, se ne stava ferma immobile e dritta sulla strada, si sentiva indegna
di qualsiasi risposta, convinta ormai di non meritare più quel cammino.
Divenne
parte delle ombre, invisibile a chi seminava quel campo in attesa di nuova
vita, vita che scorre solo intorno.
Voleva
urlare, ma la sua voce come il suo corpo era invisibile, i piedi doloranti
erano l’unico grido che le era concesso e che le ripeteva di essere ancora
viva, … viva per ascoltare quel dolore di vergogna, mentre continuava a mescolare
le sue lacrime giuste alle sue lacrime sbagliate perché ci son dolori e dolori.
Aveva
scalato una montagna Lio, si era affacciata su quella finestra, ma un mondo di
plastica l’aveva avvolta.
Tredici
…
Ora
cercava solo un posto comodo per sedersi, togliersi le scarpe e svuotarle finalmente
dei sassi.
Ma
perché il sole fugge dalla notte?
Perché
ha paura del buio, non si accorge che fugge dal sole, da sé, ha paura di sé, dell’assenza
di sé.
giovedì 26 settembre 2013
… ti terrò sempre accanto al tempo che passa
Se mi vuoi bene,
scrivimi, ti prego;
se sei imbronciato con me,
scrivimi lo stesso,
a dispetto del broncio.
Sarà per me una grande gioia
ricevere una lettera da un amico,
anche un po' irritato.
Dunque, deciditi in fretta!
E non dire che non sai cosa scrivere.
Se non hai nulla da scrivermi,
dimmi che non hai nulla da scrivermi:
per me è già qualcosa
di importante e di bello.
San Basilio
sarai nelle mie confuse idee che improvvisamente avranno un senso
nell’ angolo solitario lontano da un mondo che fugge via senza
comprendere
nel soffio di aria quando la disperazione prende il sopravvento
sarai presenza parola sorriso avvolti nel ricordo
nella voglia di giocare con parole dentro una muta complicità
nella ricerca della forza la sicurezza e la voglia di combattere
tra le carte della mia tristezza
nelle domande di mia madre nel dolore di mio padre
senza risposta senza un perché
in momenti di vita che si rincorrono
nella voglia di raccontare
ogni volta che tornerò a casa con la voglia di parlare
ogni volta che tornerò a casa con la voglia di parlare
quando il mondo no non lo capisci
quando io sì voglio capire
nelle parole non dette e in quelle urlate
nello strazio del cuore
in una solitudine che non c’era
sarai ieri
sei stata già domani
sei oggi dove il sempre e il mai s’incontrano
per me
solo per me
ma non per te
per gli avverbi di un tempo
in un unico fiato
per quelli che arriveranno in fondo
sm
una cattiva maestra
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