giovedì 16 gennaio 2014

Amicizia

Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l’amicizia.
Come nel riempire una caraffa a goccia a goccia, c’è finalmente una stilla che la fa traboccare,
così in una sequela di atti gentili ce n’è infine uno che fa traboccare il cuore.
Fahrenheit 451


Io lo so. È stato accanto a una finestra, una piccola fessura, in una piccola stanza, in un piccolo paese. Lo so e continuerò a saperlo, perché è difficile dimenticare un momento particolare scoppiato all’improvviso a cambiarti la vita.



Tutto cominciava a procedere per il verso giusto e nuove prove mi stavano aspettando. Me ne andavo in giro immersa nei miei pensieri, smarrita tra obblighi e preoccupazioni, presa da quell’ansia che sempre mi assale quando sono in un luogo diverso, quando devo abituarmi, quando, per la prima volta, sono chiamata a fare qualcosa che immagino sempre più grande di me, cioè … ogni volta.
Tutto è sempre più grande di me, più alto, più bravo, più a suo agio e non a mio; insomma: disperata, ma fiduciosa perché io una soluzione la trovo prima o poi.
Il mio silenzio creava una maschera di compostezza ai miei sentimenti … rifugio e forse alibi.

Nascosta dietro al mio mondo me ne andavo in giro in cerca di un sorriso.

Ho trovato una parola, due, dieci, cento mille parole che, da quella finestra, sono partite per viaggiare oltre. Subito è stato come sentirsi a casa, come essere nella mia stanza a chiacchierare con la mia sorellina, mangiando biscotti e sorseggiando tè.

Spesso la vita ci fa sorprese che neanche immaginiamo, e le parole non bastano e mai basteranno per descrivere quella stilla che ha fatto traboccare il cuore.

Da quella finestra son partiti tanti fili a tessere la trama di una calda coperta, una enorme e colorata coperta che ti riscalda il cuore quando è troppo tardi, quando è troppo dura, quando davanti a te solo una salita, quando la solitudine ti assale e non sai cosa fare, quando sei arrabbiata, nei momenti in cui non sai, non vuoi, non puoi.

Una calda coperta.

E dietro le parole un sorriso. Sì, quel luogo mi è sembrato subito meno estraneo e sì  … avrei voluto rifugiarmi lì per sempre. Un luogo dell’anima.

Spesso la vita ci svela che ci son persone come noi, universi che si nascondono in angoli remoti e noi per caso li incontriamo e restiamo lì a domandarci quanto sia buffo rispecchiarsi nell’altro. Un’idea che rimbalza e dimentica dov’è che è nata, da dove è venuta, quale genitrice ha compiuto il folle gesto di metterla al mondo, no … non importava era figlia dell’amicizia.

Le stesse lacrime per le emozioni semplici, per una lagna di musica, per un pensiero profondo.

L’altra metà delle parole, l’altra metà dei pensieri, l’altra metà di una mela.

Ho imparato e costruito.

Ho imparato che mi piace ascoltare le persone a cui voglio bene, che mi piace aiutare chi ha bisogno di me, anche se non ho imparato a chiedere aiuto, ma questa è un’altra storia.
Ho imparato a dire ti voglio bene o mi manchi.
Ho imparato che posso vivere fuori come sono dentro.
Ho imparato che le mie idee non sono stupide o da buttar via.
Ho imparato che sono in grado di aiutare l’altro.
Ho imparato …

e no, non mi venite a dire che sono una rompiscatole, non mi venite a dire che son pensieri solo miei, no, non mi venite a rimproverare perché credo nei sentimenti e nelle emozioni, voler bene e credere nei sentimenti non è mai umiliante anche se … sì, anche se ci credi solo tu e forse quella finestra te la sei immaginata

perché stare ancora qui a scrivere?

il bisogno di farlo, tutto diventa più vero quando lo incastri su un foglio e non lo fai più scappare, lo rileggi e forse … forse ti convinci che stupida non sei, e che, tra le pieghe nascoste lasciate da qualche verbo, puoi ritrovare quello che hai perso: te stesso in quel momento, accanto a quella finestra, in cerca di quel sorriso per ritrovarlo di nuovo, ancora

ho vissuto questa amicizia come un privilegio ma sono stata una dei tanti

ciao

ps ho imparato anche che i sorrisi non saranno più gli stessi se non si sorride più in due ... e questo forse e ancora vale solo per me

You've Got A Friend - Carole King



    When you’re down and troubled
    And you need some loving care
    And nothing, nothing is going right
    Close your eyes and think of me
    And soon I will be there
    To brighten up even your darkest nightYou just call out my name
    And you know wherever I am
    I’ll come running to see you again
    Winter, spring, summer or fall
    All you have to do is call
    And I’ll be there
    You’ve got a friend
    If the sky above you 
    Grows dark and full of clouds
    And that old north wind begins to blow
    Keep your head together
    And call my name out loud
    Soon you’ll hear me knocking at your door
    You just call out my name
    And you know wherever I am
    I’ll come running to see you again
    Winter, spring, summer or fall
    All you have to do is call
    And I’ll be there
    Ain’t it good to know that you’ve got a friend
    When people can be so cold
    They’ll hurt you and desert you
    And take your soul if you let them
    Oh but don’t you let them
    You just call out my name
    And you know wherever I am
    I’ll come running to see you again
    Winter, spring, summer or fall
    All you have to do is call
    And I’ll be there
    You’ve got a friend


venerdì 3 gennaio 2014

...e se un giorno alle 5 e un quarto due viaggiatrici (scusi signor Calvino)


"Naturalmente questo avviene quando un classico «funziona» come tale, cioè stabilisce un rapporto personale con chi lo legge. Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore. Tranne che a scuola: la scuola deve farti conoscere bene o male un certo numero di classici tra i quali (o in riferimento ai quali) tu potrai in seguito riconoscere i «tuoi» classici. La scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola." 

Italo CALVINO Perché leggere i classici

giovedì 2 gennaio 2014

Venezia-Roma



Oggi voglio muovermi tanto lentamente da spostare a ieri ogni minuto.
Ieri mangerò
Ieri dormirò
Ieri amerò
Ieri canterò
Ieri leggerò
...
E oggi cosa faccio?
Mi inventerò ieri.




4 luglio 2010, ore 10.18



E buongiorno a tutti i simpaticoni frequentatori della mia bacheca. Siamo qui in diretta dalla casa di Amelia che ammalia...per una buona domenica coi fiocchi e le valige da disfare...dedica? forse forse ... magari dopo un'ennesima puntata di superfrecciadargento. 

I posti sul famoso treno super veloce si spostano continuamente e mentre il treno va ti sballottano da un posto 24 a uno 26 cambiandoti l'orizzonte. 

Si viaggia in senso di marcia e poi sembra di tornare indietro ... 

Si viaggia tra messaggi su facebook e su snelle modelle che non hanno cenato al ristorante ultimamente. 

Si viaggia guardando bambini calmi e dolci.

Si viaggia ... lontani dalla mèta di due giorni fa e con nel cuore già un pizzico di nostalgia.

Si viaggia ridendo a crepapelle coi compagni-passeggeri che ti guardano pensando ma queste che si ridono?

Si viaggia tra foto sbiadite o messe a fuoco pericolose.

Si viaggia tra paesaggi soporiferi orientali e biglietti troppo in alto.

Si viaggia tra parole incomprensibili che non si fermano neanche per...



Si viaggia...





Uno dei momenti più divertenti e belli della mia vita.

domenica 29 dicembre 2013

Momentanee risposte


Ma se siamo tutti insieme dentro un bosco e io ad un tratto mi ritrovo sola, 
sono io che ho perso voi o voi che avete perso me?


Una piccola goccia, solo una piccola leggera lucente trasparente goccia.
Una mattina diversa dalle altre cominciò a scendere e sentì di essere triste; fu attraversata per un impalpabile momento da un senso di non appartenenza, si sentì estranea lì dov’era, una malinconia che gridava per quel nessuno che mai l’avrebbe custodita  in quella scatola accanto al cuore, sentì la sua voce perdersi.
Il vuoto.
Cosa ci faccio qui?
Si fece coraggio e mise accanto al suo buongiorno tutta quella tristezza, sussurrò la sua richiesta d’aiuto, lo fece con tutta la forza che riuscì a trovare.
Accanto al buongiorno ottenne indifferenza
ma che dici
e la goccia proseguì il suo viaggio.
La strada si faceva più impervia, sassi, rovi, salite e tremendi schianti, mentre quel buongiorno frastornava il suo cammino tra vuoti e voluti silenzi, pensati solo come specchio di se stessi
maschera di un lento addio.
La goccia trovò un riparo in cui qualcuno potesse ascoltarla e cominciò a narrare perché le faceva bene, raccontare leniva le sue paure, toccare i suoi pensieri con le parole la recuperava a se stessa, un mondo suo ma anche una finestra per chi avesse voluto ascoltare.  
Ma un tonfo sordo e i suoi racconti finirono.
Perché mai le parole non erano bastate a spiegare?
Quale sortilegio?
Fu come parlare a nessuno, un muro che già sapeva cosa pensare e dire; la goccia ricordava quella mattina, si era concentrata sulla sua tristezza perché nessuno l’aveva ascoltata  e il mondo se la prendeva con lei, quel mondo che però non aveva colpe, tutto quel mondo che aveva scansato per riprendere, sola, il suo viaggio in sé, quel mondo che si chiedeva perché mai aveva perso il suo sorriso mentre c’erano state risposte che non aveva ascoltato.
Ma tu hai ascoltato la goccia in quella mattina di primavera? No, mondo.
Tornò a scendere, sempre più forte, sempre più spesso e questa volta i rovi sulla strada divennero più fitti, difficile si fece scorrere tra gli interstizi dei pensieri, che si facevano sempre più pesanti.
Le parole l’avrebbero aiutata ad asciugarsi, il sole era tramontato ma due parole di affetto sarebbero state come il vento sui panni stesi ad asciugare. Non ci furono.
Decise di proseguire il suo viaggio, sarebbe stata dura ma mai avrebbe smesso di andare avanti e raccontare la sua storia … ma a chi?
Le giornate divennero più dure, un volto bagnato dalla pioggia, un cuore impazzito, difficili risvegli finché non venne il silenzio.
Fai silenzio, basta, non devi parlare, smettila …
La goccia esplose.
Un grande dolore la terrorizzò, divenne cento, mille, diecimila gocce di pioggia e allora decise che mai avrebbe fatto silenzio, lei aveva imparato a parlare di sé e mai nessuno le avrebbe imposto di tacere.
Il dolore ancora è forte, ogni volta porta con sé i mostri della vergogna, inspiegabile a dirsi, ma quella goccia è ancora e solo una piccola leggera lucente trasparente lacrima che continua a scendere giù dagli scogli impenetrabili di un’anima, portando con sé la nostalgia dei ricordi, la rabbia delle bugie, l’incomprensione delle offese … perché se una goccia dice che è triste ci deve essere sempre un’altra goccia ad ascoltare.

Vi auguro una pioggia battente. 
A me resta un risveglio senza buongiorno.

giovedì 26 dicembre 2013

...con i versi si fan ben poco... Rainer Maria Rilke

"...Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d'infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri), a malattie dell'infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavamo alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso."

Rainer Maria Rilke (1875-1926)da "I quaderni di Marte Laurids Bridge"


sabato 14 dicembre 2013

Quale è il tempo sprecato?

Alice: Per quanto tempo è per sempre?
Bianconiglio: A volte, solo un secondo.
(Lewis Carroll)


Esiste il tempo sprecato? Non lo so. A volte lo sentiamo trascinarsi, arrancare, il tempo che non passa mai e gonfia gli attimi di attese. Altre ci sorpassa, beffandosi di noi, che inermi a bocca aperta lo vediamo correr via quasi pieno di paura. Il tempo è relativo … bella scoperta.






Il tempo perso.

Hai perso tempo.

Non perder tempo!

Hai sprecato il tuo tempo.

Non sto qui a sprecare il mio tempo con te …

Se il tempo è sprecato, allora il tempo è prezioso.

Sì, questa è una bella scoperta. Il tempo è prezioso perché ci consente di sbagliare, ci dona possibilità, estrae dal cilindro seconde volte, ci regala il dono della riflessione, ma ci dice: il tempo sei tu, non io.

E venne il tempo che pieno d’amore trovò uno specchio in cui riflettersi, si trovò invecchiato, qualche ruga qua e là, ma il respiro era quello di un tempo … sì, di un tempo. Venne perché il giorno glielo consentì, il giorno che si fece avanti spinto dai suoi compagni di calendario e uscito dalle file scomposte di santi disse al tempo: Sei uno spreco! Tanto prezioso quanto sprecato! Guardati! Hai uno specchio davanti, forza! Guardati e dimmi se non sei sprecato! Tutti quegli attimi che potrebbero vivere, tutto quel bene che potrebbe essere, tutte quelle idee che potrebbero camminare! Dimmi se li vedi anche tu!

Il tempo si guardò indietro sulla linea che altri avevano tracciato per farlo scorrere, tra alti e bassi, scivoloni e brusche frenate, non riuscì a vedere granché, una strana nebbia scese a confondergli la vista. Intravide vuoti attimi che aspettavano di colmarsi con parole di perdono, ore sospese a chiedersi dove fossero i buoni propositi, lunghi momenti di esitazione appesi intorno a un ti voglio bene … la nebbia calò fitta e il tempo non ebbe più il coraggio di guardare oltre. Provò a girarsi e trovò il vuoto. Nostalgia e rimorso, questo aveva incontrato e mai avrebbe potuto dimenticare.

Il giorno tornò ad incalzare il tempo: Mai? Ho sentito un mai! Come puoi tu tempo pronunciare un mai? Non puoi fermarti, non devi fermarti.

Così dicendo porse al tempo un grosso pacco con un nastro azzurro. Il tempo lo aprì e scoprì il sempre, quel sempre che aveva dimenticato.

Non tutti credono al sempre, in fondo esiste il sempre perché c’è un mai … strano il tempo.

Ti terrò sempre accanto al tempo che passa.

Sì, ma sto sprecando il mio tempo. Tutti sprechiamo il nostro tempo, ma non quando lo riempiamo, perché le azioni, le scelte, i sentimenti, le emozioni giusti o sbagliati che siano ci sono, il tempo sprecato è quello non vissuto, è quel sentimento che per orgoglio ci rimane incastrato nella mente mentre il cuore grida, è quell’idea che per il poco amore che abbiamo per noi stessi resta morta e inerte nella mente e il cuore lì sugli spalti a fare il tifo per lei, questo è il tempo sprecato.

Il tempo sprecato è quello che avremmo potuto fare, è quello che ancora avremmo potuto condividere, è quello che avremmo potuto creare, vivere, è l’amore che esiste e non è vissuto … è il tempo amputato e che vede il vuoto davanti a sé per le scelte sbagliate che si ostinano a marciare come un esercito in battaglia. Il tempo sprecato decide di perdere il suo futuro.

No. Non direi mai a qualcuno: ho sprecato il mio tempo con te, ma il mondo è cattivo … a volte … e non ricambia le nostre buone intenzioni.

Bianconiglio non me ne voglia, di nuovo, io non ho mai deriso nessuno figurarsi poi … lei, questo ci fa perdere solo del tempo, e come detto il tempo è prezioso e io non l’ho mai sprecato in questo modo. 



Alice: È tardi! È tardi!
Bianconiglio: Uh, poffare poffarissimo! È tardi! È tardi! È tardi!
Alice: Questo sì che è buffo. Perché mai dovrebbe essere tardi per un coniglio? Mi scusi? Signore!
Bianconiglio: Macché! Macché! Non aspettano che me! In ritardo sono già! Non mi posso trattener!
Alice: Dev'essere qualcosa di importante. Forse un ricevimento. Signor Bianconiglio! Aspetti!
Bianconiglio: Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io son già in mezzo ai guai! Neppur posso dirti "ciao": ho fretta! Ho fretta, sai?

(Lewis Carroll)