Avevo bisogno di un posto tutto mio,un cassetto anonimo dove poter scrivere le mie storie, far esplodere le mie metafore, trasformare i miei pensieri...senza se e senza ma, senza censure. Calvino docet, il sentiero è dedicato a lui...sulla strada che mi farà ritrovare. Voglio riscoprire la persona che ero prima di inaridirmi, prima di perdere la mia autostima. E lo farò nella completa solitudine. Tutte le immagini del blog sono tratte dal web.
giovedì 21 maggio 2020
mercoledì 20 maggio 2020
I volti nella sofferenza
Sarò presenza
Essere coerente
Sarò discreta
Essere muto
Sarò benigna
Essere accogliente
Le mie mani
I miei occhi
La mia testa
Il mio cuore
Sempre e per sempre
Sarò indifferente
All'oltraggio della mia
Presenza.
Sempre e per sempre.
Essere coerente
Sarò discreta
Essere muto
Sarò benigna
Essere accogliente
Le mie mani
I miei occhi
La mia testa
Il mio cuore
Sempre e per sempre
Sarò indifferente
All'oltraggio della mia
Presenza.
Sempre e per sempre.
Sono qui, ma il mio sguardo è altrove. Non voglio esserci. Occhi tristi, lacrime, un dolore che non è mio si mescola con il desiderio di fuggire lontano. Non so esserci, non voglio sentire dolore, il tuo dolore, sopportare quello che è solo tuo. Che ci faccio qui? Mi rifugio in un posto tutto mio, non lo vedrai, non lo saprai. I miei passi saranno orme solo mie, suono nelle mie orecchie, ritmo nel mio cuore. Il mio sguardo sarà in un altrove dove mi adagerò, leggerò un bel libro, guarderò il tramonto e ascolterò il vento. Non voglio essere qui, forse lo capirai, ma sopravvivere sarà la mia forza, respirare la libertà che il tuo dolore soffoca. Continuare a vivere.
Non sono lì, ho scelto la sincerità, una chiara indifferenza, me ne vado, sono una bastarda che non vuole respirare dolore altrui. Mi dispiace, forse no. Le mie braccia sono altrove, felici di esserci. Nessun pensiero sfiorerà il mio sguardo, nessun ostacolo per i miei passi, nessun frastuono nelle mie canzoni. Finale aperto. Scelgo di stare qui.
Sono qui e il mio sguardo è su di te. Vivo lo strazio delle tue parole, sento il tepore dei tuoi respiri, asciugo il tuo sguardo. Sono braccia, mani, sorriso. Ho deciso che voglio stare qui. Sarò muta e ascolterò le tue parole, il tuo silenzio. Sarò il tuo sguardo, i tuoi passi, le tue mani. Presterò voce al tuo dolore, difesa alla tua angoscia. Sarò tutto ciò che vuoi, il mio volto è la tua sofferenza.
Sono nel mio qui e non posso essere altrove, dove vorrei essere. Il mio sguardo si perde dove non vuole, condannato al silenzio. A braccia conserte, conforto la mia paura, codardo alibi che non oltrepassa il confine del tempo, dei no, del peccato, delle maledizioni o dei forse, delle ambizioni, della confusione, il confine dei perché. Sono nel mio qui e non posso fare altrimenti. Ti penso, affondo i miei passi nei tuoi, ti sento nel tuo altrove sperando che il mio pensiero non diventi un patto tradito. Fragili, capaci di far male, di confortare.
Sempre e per sempre
MADF
Sarò quindi assenza
Essere coerente
Sarò lontana
Essere muto
Sarò sofferente
Essere braccia, mani, sorriso
Le mie mani
I miei occhi
La mia testa
Il mio cuore
Sempre e per sempre
Sarei lì con te
All'oltraggio della mia
parola.
Sempre e per sempre.
MADF
domenica 2 settembre 2018
Le parole sono finestre (oppure muri)
Mi sento così condannata dalle tue parole,
mi sento giudicata e allontanata
prima ancora di aver capito bene.
Era questo che intendevi dire?
Prima che mi alzi in mia difesa
prima che parli con dolore o paura,
prima che costruisca un muro di parole
dimmi, hai davvero compreso bene?
Le parole sono finestre oppure muri,
ci imprigionano o ci danno libertà.
Quando parlo e quando ascolto
passa la luce dell’empatia attraverso me.
Ci sono cose che ho sognato di dire
cose che per me significano tanto,
se le mie parole non servono a chiarire,
mi aiuterai a liberarmi?
Se sembra che io ti abbia sminuito
se ti è parso che non mi importasse,
prova ad ascoltare, oltre le mie parole,
i sentimenti che condividiamo.
Bertram Rosenberg Marshall Liberamente tratto da “Le parole sono finestre (oppure muri)”
martedì 15 agosto 2017
Preziosi frammenti di un grande abbraccio
Coraggio
L’anima va avanti e guarda a ciò che l’aspetta,
orienta i suoi passi con amore e trepidazione
verso il traguardo non ancora raggiunto,
anche quando il vento non è mai stanco.
Ricorda: hai promesse da mantenere,
e miglia da fare prima di dormire.
Occorre ritmo per camminare avanti.
I say a little prayer for you
Pensieri luminosi
Le stelle sono sempre lì,
diffondano luce dagli occhi,
un dono di luce
contro la paura del buio lupo.
Ti colmi, ti trabocchi
tutto il mare, tutto il cielo
e l’ombra ti cadrà alle spalle.
Domani uscirà il sole.
Occorre una giornata di luce che faccia sorridere il cuore.
I say a little prayer for you
Speranza
Affàcciati alla finestra e solleva lo sguardo verso il cielo,
fuggiranno i dolori, quali timido stormo sprovvisto di nido,
è la vita stessa che si difende,
canta melodie senza parole e non smette mai
perché la speranza è una musica antica,
un motivo in più.
Occorre aggrapparsi al cuore e lanciarlo in aria come un
gioco bambino.
I say a little prayer for you
Amore
Silene, i fiori degli sposi.
Aroma sospeso.
Quando la mano della vita
pesa e la notte non canta,
è il momento di amare e
confidare.
Fa' di me la tua essenza
e non avrò vissuto invano.
Occorre una mano nella mano a tirare la strada indietro.
I say a little prayer for you
Abbracci
C’è uno sguardo e un cuore che ti penetra
fin nel midollo delle ossa,
canterai e piangerai insieme a me,
ti riposerai nella corsa e appoggerai il tuo capo
come in un manto sicuro, come un ponte sull'acqua tempestosa.
Grandi braccia ti avvolgeranno
e un’eco risuonerà perché questa è la nostra amicizia …
cammino
amare
confidare
luce
vento che sospinge
attesa
amore
forza
speranza
coraggio
Occorre che qualcuno sia con noi sempre e per sempre.
I say a little prayer for you
Nankurunaisa
A chi dobbiamo credere? Io, io non so pregare!
Ti supplico, fa’ in modo che esca da me un po’ di musica …
Allora ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Perché con il tempo si sistema tutto.
Ma intanto prendi quello che ti servirà,
del nostro cuore il battito migliore.
I say a little prayer for you
sabato 6 maggio 2017
Perché la cosa peggiore è non appartenere
In me il tuo ricordo è
un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull'estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull'estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai
sul vento,
ti perdi nella sera.
ti perdi nella sera.
Vittorio Sereni
da “Frontiera”,
Edizione di Corrente, Milano, 1941
Perché la cosa peggiore è non
appartenere.
Non appartenere più.
Caro e curioso lettore, scettico
nel tuo andare, che ti dondoli tra le mie parole riempiendo un momento di noia,
sì dico a te! tu da questo momento in poi puoi smettere di leggere, smettere di
chiederti se appartenere ti fa schifo, se ti evoca quell’insopportabile puzza
di muffa; appartenere per te fa rima con costringere, chiudere in una gabbia,
uccidere l’autonomia a colpi di richieste, soffocare l’autostima con attese di
conferme.
Sei andato via? Ora puoi sparlare
di me con i miei amici pazzi.
Non essere più ricordo, quel filo che invisibili mani
partoriscono dalle cose, dai momenti, dai luoghi, dai sorrisi.
Non essere un numero di telefono.
Non essere un buongiorno o una buonanotte.
Non essere il sorriso che nasconde pensieri condivisi.
Non essere una mano stretta per caso.
Non essere la sicurezza nell’incertezza.
Non essere il momento che sveglia il passato e lo stropiccia
come occhi appena svegli.
Non essere il luogo divenuto assenza.
Non essere la gioia condivisa.
Non essere il dolore che trova comprensione.
Non essere l’abbraccio improvviso e inatteso.
Non essere quarantasette sms.
Non essere più
niente.
Appartenere.
Non appartenere più.
Perché la cosa peggiore è non
appartenere.
Il filo sottile che tiene insieme due persone.
– Quale filo?
– Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
…- Perché dici il filo?
– Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
– No?
– No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
– E allora perchè pensavano di essere legati?
– Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.
– Che triste.
– Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
– Come fai a sapere che invece il filo c’è?
– Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
– E di cosa è fatto, questo filo?
– Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.
Andrea De Carlo, “Pura vita”
venerdì 3 febbraio 2017
Non ho smesso di pensarti
Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.
Charles Bukowski
sabato 19 novembre 2016
Momenti
Preferisco le sere di autunno.
Preferisco un adagio di Mozart.
Preferisco l'onestà.
Preferisco il silenzio.
Preferisco un'idea condivisa.
Preferisco camminare nel vento.
Preferisco un gelato al caffè.
Preferisco non avere sorprese.
Preferisco le matite ben temperate con la gommina in cima.
Preferisco chi ascolta e non grida le sue idee.
Preferisco chi ha mani tese verso il mondo e tesse fili di gentilezza.
Preferisco respirare profondamente.
Madf
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