Avevo bisogno di un posto tutto mio,un cassetto anonimo dove poter scrivere le mie storie, far esplodere le mie metafore, trasformare i miei pensieri...senza se e senza ma, senza censure. Calvino docet, il sentiero è dedicato a lui...sulla strada che mi farà ritrovare. Voglio riscoprire la persona che ero prima di inaridirmi, prima di perdere la mia autostima. E lo farò nella completa solitudine. Tutte le immagini del blog sono tratte dal web.
martedì 26 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
Perché non sarà mai un giorno come gli altri
Svegliarsi a notte fonda nel bel
mezzo di un sogno e fare di tutto per riaddormentarsi e finirlo.
Invano.
Io sono uscita per ultima, ho
chiuso la porta e ho usato le tue chiavi. Quelle con la mascherina d’argento
che ti comprai a Venezia quell’ultima volta che visitai la città insieme alla
mia più cara amica. Ti piaceva tanto. Ho sceso le scale per seguirti un’ultima
volta, ma senza cadere come feci a due anni quando ruzzolai giù per correrti
incontro, ancora ne porto i segni sulla fronte e forse anche il marmo delle
scale se potesse lo racconterebbe.
E così sei uscito dalla tua casa.
Tre mesi fa.
La scorsa settimana abbiamo tolto
il tuo spazzolino, ma io ancora apparecchio per tre … e la mia testa è altrove.
Sento la tua voce dietro quella porta, ma non so dove sei.
C’eravamo tutti, tutti quelli che
ti volevano bene, tutti quelli ai quali hai chiesto silenzio e assenza, ti abbiamo
disobbedito, hai ragione, ma la persona che conoscevo non avrebbe mai chiesto
il silenzio.
Il silenzio non era per te, che
amavi cantare; io sono quella che studiava quei tartassanti esercizi sul flauto
mentre tu mangiavi dopo una giornata di lavoro; non ti davano fastidio, dicevi,
ma a chiunque avrebbero scassato i timpani e la pazienza, a te no, il tuo
pranzo e le mie note lunghe di riscaldamento … musica triste e faticosa per me,
una dolce colonna sonora per te. E chi ci capisce …
Dopo un anno di silenzio ho
ripreso a suonare, non è stato facile, né smettere né riprendere; sai cosa
significa per me la musica e senza ho sofferto molto; scusa, ma dovevo dirtelo,
la sincerità è stato sempre il mio grande difetto. Mi hai insegnato che bisogna
essere sempre sinceri, anche se noi con te non lo siamo stati … tutti noi, ma
soprattutto io, perché a me chiedevi e io ho mentito. Ti chiedo scusa, ma la
persona alla quale mentivo non avrebbe potuto ascoltare quello che sapevo, è
stata la cosa più difficile che io abbia mai fatto e non so se riuscirei di
nuovo a farlo.
A pochi l’ho confessato, agli
amici che sono rimasti e che chiedevano, altri avrebbero potuto ascoltare ma io
sono quella forte … ricordi? E poi qualcuno è scappato via e mi ha abbandonato,
questo non te l’ho detto, non era necessario, era poco importante per te, ma le
persone spesso scappano quando hai bisogno di loro e non si accorgono che se
stai male non fanno altro che farti stare peggio; non tutti sono in grado di
comprendere i sentimenti e fino a che si fa festa ci sono, poi li fai diventare tristi e ti buttano via
come fossi una persona qualunque. Io non sono così perché tu mi hai insegnato a
stare vicino, a confortare un po’ meno … siamo gente timida noi, ma ad
ascoltare e porgere un aiuto, sempre.
Io sono quella che ti ha
accompagnato ed ha alleviato i tuoi dolori. Per questo non hai detto il tuo
ciao, scusa. Hanno detto che era l’unica cosa da fare, ma non avrei mai voluto
farla e poi … perché sempre io? E di nuovo … a chi lo racconto? Dimenticavo,
ero io quella forte … ma il dolore e la rabbia che ho provato ogni volta era
profonda ed è rimasta lì senza voce, né orecchie che ascoltassero.
Come vedi ti devo chiedere scusa
di molte cose, ma penso che tu abbia compreso tutto ancor prima di noi, hai
capito benissimo perché questa stupida donna era così arrabbiata con te e
niente e nessuno poteva cambiare i fatti o i sentimenti. Tu sei sempre stato
uno che pensa, forse pensa troppo, proprio come me purtroppo, ma siamo
intelligenti e con un cuore, non ci perdiamo in stupide chiacchiere e
deprimenti minacce, in falsità o umilianti sproloqui, anche se spesso ci perdiamo
nel regalare la nostra fiducia.
Siamo simili. Abbiamo cercato di concederci solo
a chi ci meritava, ma non ci siamo riusciti, per noi i sentimenti prima di
tutto. Tutti possiamo sbagliare e di persone cattive è pieno il mondo, lo sai
tu e ora lo so anch’io.
Perché questo non me lo hai
detto? Mi hai lasciato sempre decidere liberamente, poche indicazioni e via,
quello che tutti i figli del mondo vorrebbero.
Grazie.
Sei andato via prima di uscire da
quella porta e non ci ho potuto fare nulla.
Scusa
Buon compleanno papà
giovedì 10 ottobre 2013
I sassolini nelle scarpe
La memoria
è un mostro: tu dimentichi - essa no.
Archivia le cose, ecco tutto.
Le conserva per te, o te le nasconde - e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà.
Credi di avere una memoria.
Ma è la memoria che ha te.
John Irving, da "Preghiera per un amico"
Archivia le cose, ecco tutto.
Le conserva per te, o te le nasconde - e le richiama, per fartele ricordare, a sua volontà.
Credi di avere una memoria.
Ma è la memoria che ha te.
John Irving, da "Preghiera per un amico"
Fermarsi
un istante: quante persone al mondo in questo momento stanno facendo la stessa
cosa che sto facendo io?
Mangiare
le carote, mettere benzina, fissare il semaforo rosso, scegliere un cd.
Guardare
il sole andar via e chiedersi stupidamente perché fugga dalla notte.
Una
strada davanti, una via da percorrere. Contare i passi, sognare una méta e sospirare oltre
l’orizzonte. Un passo sicuro dietro l’altro, mentre l’aria si riempie
dell’odore fresco di un campo appena arato, anche lui pensa al domani.
Lio
amava contare i suoi passi.
uno,
due, tre
ritrovarsi
sola con una via da scalare, dritta su ogni ostacolo, fino a lasciarselo alle
spalle, lanciando i piedi oltre ciò che era già ieri.
quattro,
cinque, sei
Loro
erano lì, ma ogni volta la sua mente a complotto col suo cuore costruiva
alibi, arrancava su scuse e convinceva Lio che solo avanti era la strada giusta.
Lio
numerava i suoi passi e pensava.
sette,
otto, nove
Cercava
sicurezza su quella strada, allacciava la cintura e guardava fuori, guardava in
alto, guardava intorno e dentro, sì, dentro le persone. Un viaggio di
passi che lasciano orme, con il desiderio di dire sempre la cosa giusta.
Indossando quel suo sorriso spesso frainteso, irriso da chi non ne voleva
sapere di imparare a comprendere.
dieci,
undici, dodici
Le
piaceva perdersi lungo quella via, tenendo fisso lo sguardo in un altrove e
attraversare immaginari labirinti.
Tredici
…
Ad
un tratto sulla strada qualcosa non andò per il verso giusto. Sentì le scarpe
riempirsi di sassi. Nessun passo avanti poteva compiere, né poteva tornare
indietro, bloccata in una notte che non andava più via, a chiedersi ancora
perché il sole fugga dal buio.
Quanti
come Lio in quel momento?
Lio,
una qualsiasi, Luna o Laltra. Lio si ritrovò con un paio di scarpe di sassi,
seduta all’ultimo banco, confusa con una verde parete.
Schiacciata
e calpestata ascoltava il cuore non battergli più nel cuore, ormai i battiti
avanzavano e impazziti albergavano ovunque fino a toglierle il fiato, fino a
voler uscire da quel corpo incapace di andare oltre. Quel povero e malato cuore
…
Sbagliata
e incapace, Lio, se ne stava ferma immobile e dritta sulla strada, si sentiva indegna
di qualsiasi risposta, convinta ormai di non meritare più quel cammino.
Divenne
parte delle ombre, invisibile a chi seminava quel campo in attesa di nuova
vita, vita che scorre solo intorno.
Voleva
urlare, ma la sua voce come il suo corpo era invisibile, i piedi doloranti
erano l’unico grido che le era concesso e che le ripeteva di essere ancora
viva, … viva per ascoltare quel dolore di vergogna, mentre continuava a mescolare
le sue lacrime giuste alle sue lacrime sbagliate perché ci son dolori e dolori.
Aveva
scalato una montagna Lio, si era affacciata su quella finestra, ma un mondo di
plastica l’aveva avvolta.
Tredici
…
Ora
cercava solo un posto comodo per sedersi, togliersi le scarpe e svuotarle finalmente
dei sassi.
Ma
perché il sole fugge dalla notte?
Perché
ha paura del buio, non si accorge che fugge dal sole, da sé, ha paura di sé, dell’assenza
di sé.
giovedì 26 settembre 2013
… ti terrò sempre accanto al tempo che passa
Se mi vuoi bene,
scrivimi, ti prego;
se sei imbronciato con me,
scrivimi lo stesso,
a dispetto del broncio.
Sarà per me una grande gioia
ricevere una lettera da un amico,
anche un po' irritato.
Dunque, deciditi in fretta!
E non dire che non sai cosa scrivere.
Se non hai nulla da scrivermi,
dimmi che non hai nulla da scrivermi:
per me è già qualcosa
di importante e di bello.
San Basilio
sarai nelle mie confuse idee che improvvisamente avranno un senso
nell’ angolo solitario lontano da un mondo che fugge via senza
comprendere
nel soffio di aria quando la disperazione prende il sopravvento
sarai presenza parola sorriso avvolti nel ricordo
nella voglia di giocare con parole dentro una muta complicità
nella ricerca della forza la sicurezza e la voglia di combattere
tra le carte della mia tristezza
nelle domande di mia madre nel dolore di mio padre
senza risposta senza un perché
in momenti di vita che si rincorrono
nella voglia di raccontare
ogni volta che tornerò a casa con la voglia di parlare
ogni volta che tornerò a casa con la voglia di parlare
quando il mondo no non lo capisci
quando io sì voglio capire
nelle parole non dette e in quelle urlate
nello strazio del cuore
in una solitudine che non c’era
sarai ieri
sei stata già domani
sei oggi dove il sempre e il mai s’incontrano
per me
solo per me
ma non per te
per gli avverbi di un tempo
in un unico fiato
per quelli che arriveranno in fondo
sm
una cattiva maestra
sabato 31 agosto 2013
Parole
Capita che chiami mamma
papà e lei mi chiami Toni'...e pensare che prima non era mai successo.
Viviamo anche nelle
parole?
Viviamo perché
altri ci chiamano?
... ora so perché
sono un po'morta dentro...due persone non mi chiamano più, una non potrà
più farlo, l’altra non vuole più
Già il buio avvolgeva il mondo, la terra dissetata e sazia riposava,
dopo un giorno di faticoso lavoro sotto il sole cocente, scomparso, ormai
rassegnato alla fine. Il silenzio appariva più vuoto dopo l’impetuoso applauso
della pioggia, l’aria sembrava sorridere, quasi ringiovanita dal tenero
tramonto di un’estate. Un sonno ristoratore, un tepore di nuovo cercato e
accogliente, una profondità che lenisce le ferite e anela a dimenticare.
D’improvviso arrivò un vento dall’Est.
Giunse di soppiatto, furtivo, fresco sipario di un pomeriggio di
pioggia. Calò sottile dal cielo come un etereo velo e soffiò nella stanza che
riposava, in quella stanza che a lungo aveva cercato un nido tra le lacrime,
nascondendo il volto alla pioggia.
Il vento si guardò intorno, aveva la forza con sé, ma non sapeva ancora
come usarla. Errò senza meta in quella buia e silente stanza, posando qua e là
un sibilo di stupore. Doveva guardar bene, fare il suo mestiere: trascinare
via. Ma lì tutto sembrò più difficile, subito seppe che avrebbe dovuto usare
tutta la sua immensa potenza di vento, l’enorme gelida mano nata per cancellar
via, distruggere, sradicare, trascinare, … far dimenticare.
Ecco che tutto cominciò a palesarsi. Vide la stanza illuminarsi di
parole, erano ancora vive, forti, attaccate all’anima come su scogli che
attendono la tempesta, duro sarebbe stato il lavoro.
Cercò in sé tutta la forza che aveva, chiamò in rassegna le potenze dell’oblio
e iniziò la sua corsa vorticosa, consapevole dell’energia nemica: la forza
delle parole.
Il sibilo divenne urla, il soffio furia, la stanza si riempì di dolore.
Strappare le parole, questa la parola d’ordine, strappare le parole. E così fu,
o almeno così avrebbe dovuto essere.
La voce del vento si levò in alto facendo girare vorticosamente parole
di rabbia, rancore, addio, parole di offesa e minaccia, parole di saggezza e
consiglio, di condivisione, d’amore e amicizia, parole di aiuto, parole di
scherno, d’invidia, di circostanza, parole di coraggio …
parole al vento, parole nel vento, che mai nessuno avrebbe più ascoltato, saputo,
vissuto … eppure erano lì a far divenire.
Le parole erano forti, niente le avrebbe convinte a cedere il passo al
vento, per niente al mondo sarebbero sgusciate via da quella finestra, troppo
presto ancora, troppo presto per abbandonare il dolore nei ricordi belli, il
dolore in quelli brutti.
… mi hai cambiata, mi fai diventare triste …
Velocemente si nascondevano a quelle spire gelide, venute apposta per
strapparle vie dall’anima, sotto la scrivania, tra le pagine di un libro,
dietro una foto
… non possiamo essere amiche, ci vediamo tra
vent’anni …
Parole che fanno divenire, trasformano, irridono un’anima che si
trasforma in rancore, rabbia, dolore profondo, lasciano il vuoto nella mente e
l’immobilità nei gesti, parole che ammutoliscono il cuore
… ti butto via …
parole che torturano, che il cuore non riesce a dimenticare, parole che
si stupiscono di vivere ancora dopo una ferita così profonda
… mi hai tradito, deriso, sfruttato …
sarai sempre sola dietro quella porta
Le parole si fanno angoscia, torturano l’anima già provata dal dolore.
Martellano la mente e mai l’abbandonano.
… ho bisogno di te, ti voglio bene, ci sarò
sempre …
Dove siete? Tra le calde coperte, nascoste tra le pieghe di lacrime
ancora bagnate, ristoro un tempo, gioia e pienezza, sorde ora, gridate da una
voce senza suono.
... fai
silenzio … autorità competenti …
Parole gratuite che terrorizzano, gridate, che ti fanno sentire sporca, piccola e insignificante, ti annullano, annullano.
Parole gratuite che terrorizzano, gridate, che ti fanno sentire sporca, piccola e insignificante, ti annullano, annullano.
Si nascondevano troppo in alto, troppo in basso, in profondità, in
luoghi sconosciuti, si mimetizzavano, tra vecchi cd e un Bach a penzoloni su un
leggìo impolverato.
… ti resterò attaccata per sempre …
Parole che trasformano le giornate in vuoti, annunciano in ogni momento l’arrivo
di un ricordo lontano, portano un sorriso, sciolgono in pianto, rabbrividiscono
al solo rumore dell’assenza impotenti di fronte al nulla.
Parole che non sanno spiegare, parole senza risposta, parole solo ora di
solitudine … mai prima, parole di speranza che rendono l’anima stupida, irrisa
dall’altrui parola.
Il vento era sfinito, mai avrebbe immaginato una lotta così, la stanza tremava
sotto la furia gelida del vento dell’Est, ma ogni parola rimase dov’era.
D’un tratto mi svegliai e, stupita da quel giovane inverno, chiusi la
finestra. Forse, un giorno, sarei riuscita ad accogliere il vento, che avrebbe
soffiato sui ricordi belli e brutti, ora no, adesso era presto. Troppo presto per dimenticare il dolore.
Mi chinai e sotto il letto intravidi una luce … mi hai lasciato sola …
lunedì 12 agosto 2013
Eco di voci lontane
Scendere
faticosamente in fondo a un pozzo per recuperare segreti ed emozioni, mentre
lassù qualcuno ti deride additando un secchio appeso ad una fune, in realtà
senza sapere neanche lui cosa farsene.
Trovare la strada giusta e sentire all’improvviso chiudersi il pozzo. Buio. Un tonfo. Il secchio è precipitato e giace accanto ai segreti e alle emozioni.
Trovare la strada giusta e sentire all’improvviso chiudersi il pozzo. Buio. Un tonfo. Il secchio è precipitato e giace accanto ai segreti e alle emozioni.
Riuscivo solo a sentire l’eco di voci
lontane, si confondevano coi respiri, ma, laggiù, al buio, diventava difficile
distinguere le parole, raramente la dolcezza si facehva più intensa e, spinta
dal coraggio, arrivava a me, mi liberava, potevo allora comprendere. Discorsi complicati,
stentati ... venivano fuori da mezzi sorrisi, si facevano spazio tra le
lacrime, vincevano sospiri, a volte le parole si facevano avventate, mi
gettavano fuori immatura, scagliata via per farmi subito morire.
Ma era l’eco lontano che mi spaventava,
un impercettibile sussurro che mi divorava, consumava, sfiniva, fino alla
rabbia.
Urlaaaaaaaaaaaaa! Volevo gridare.
Perché? Perché quella paura, tremenda
paura che mi obbligava a girare su quelle montagne russe?
Ti prego, fammi vivere! Fammi essere
parola, gesto, sguardo! Fammi percorrere le strade dei brividi, la pienezza
dell’animo, un sorriso semplice!
Ogni appello restava sospeso sul bordo
di quel pozzo.
Muto, alle soglie del suono.
Era una sera d’estate, ricordo i suoni
di un luogo diverso, nuovo, lontano. Dell’acqua, sì, forse una cascata e il
canto dei grilli, non è estate se non ci
sono i grilli la sera, tenera malinconia, sensazione di un’attesa che niente
attende, ma vive di speranza, scavando un dolce vuoto nello stomaco.
Ricordo sorrisi, ma niente altro che
faceva piacere. Ci risiamo. Cominciai a prepararmi a pregare, a supplicare, ad
imprecare... ci risiamo.
D’un tratto ho visto fuori, ho
assaporato l’aria di una tiepida sera estiva è stato come liberarsi d’un peso,
entrare in un luogo conosciuto, accomodarsi su un soffice divano e stare lì ad
ascoltare l’anima. D’un tratto ho viaggiato su note e su pause, ho sentito la
pienezza di un suono, quello giusto, ora in quel momento, provato e riprovato
tante volte e poi, infine, eccolo. Ho sentito quel suono vibrare sotto agili
dita, farle tremare, renderle sicure, ho sentito quel suono pieno e ormai
sicuro amalgamarsi con quello dell’altro; due suoni insieme. Due suoni che si
rincorrono, si incontrano, si riconoscono, senza alcuna legge, senza
indicazioni se non il solo sentire. Ascoltare l’altro e riconoscersi in lui.
Non c’era bisogno di sguardi, intesa completa. Questo era suonare insieme. Come
sentirsi uno. Questo era fare musica.
Il racconto era finito. Rimasto sospeso
in un silenzio imbarazzante.
Le parole erano uscite spontanee,
creando una bolla surreale, era stato più semplice di quel che pensava ... ma
perché aspettare tanto?
Sì, perché aspettare? Continua! Non
vedi! Secchio e fune! Riprendimi ... continua! Sei sempre la solita testona,
guarda! Non vedi forse quel che vedo io?
Smettila! Lasciami
in pace! Torna da dove sei venuta! Sì, lo vedo anch’io che piange, ma mai mi
risponderà se chiedo il perché. Perché si dovrebbe piangere al racconto di
un’emozione altrui?
Non devi certo chiederlo a me!
No, ho paura. Mi fa
paura chi mi scava dentro, ho paura del giudizio ... ho paura che non comprenda,
che la mia confidenza lo abbia spinto lontano dalla mia realtà, lontano ... e
questo lo fa soffrire e mai lo dirà. Ecco ... forse le mie parole fanno
soffrire...
Mai lo saprai. Ma non sei curiosa? Fai
uscire questo coraggio! Tirami fuori di qui ... sento che sto scivolando di
nuovo ...
mi dai sicurezza
voglio aiutarti
ti credo
ti capisco
ti sono vicino
mi manchi
ti voglio bene
ho bisogno di te
ma guarda tu se
devo suggerirti io le parole giuste! E smettila di ridere, sembri una cretina,
tonta!
Ehi! Moderiamo le parole! Non rido ...
sono confusa, e quando sono nervosa mi viene da ridere ... un grande
inconveniente quando vieni fuori tu. È stato
faticoso, ma qualcosa ho detto, nonostante il silenzio, nonostante le poche
risposte.
Ora sono io! Vuoi
rimandarmi in fondo a quel pozzo e poi ricominciare tutto da capo? È faticoso tornare giù e poi
arrampicarsi di nuovo. Io sono un’emozione e tu devi imparare a non aver paura
...
Io ci provo. A volte
sprofondi sempre più giù, poi ricompari, e tutto comincia nuovamente. Mi sono
impegnata e per un attimo ti ho fatto venir fuori, hai sentito? È stato bello, vero? Poi ...
tutto è finito. Ho sentito il buio calare su di noi, su di te e su di me. Non
so chi sia stato ... forse l’altro, forse sono stata io che ancora una volta
non ho avuto il coraggio di dire: complementare ... paura, paura, paura, paura,
Di cosa?
Di sentire solo io.
Ma voi
sapete parlare di emozioni?
Sono il nostro mondo eppure le chiudiamo in pozzi senza fine per la paura di essere derisi, per la paura che qualcuno ci dia quel secchio sulla testa e non creda alle nostre parole.
Vale la pena? Vale la pena essere investiti dalle emozioni e riuscire a condividerle?
Credo di sì, anche se l'altro ti dà il secchio in testa rendendoti tutto più difficile, col tempo capirà.
Quella sera cara emozione Non ho saputo dire che le nostre idee erano come quei due suoni e le sensazioni erano le stesse ma...non ero sicura che l'altro musicista fosse dd'accordo e quindi ha vinto la paura.
giovedì 8 agosto 2013
Dialogo di un camionista coi mustacchi e di una danzatrice del ventre con Fb
dedicato alla mia
amica Eleonora
Fisico.
Penso che non mi persuade; e che se tu ami la metafisica, io m'attengo alla
fisica: voglio dire che se tu guardi pel sottile, io guardo alla grossa, e me
ne contento. Però senza metter mano al microscopio, giudico che la vita sia più
bella della morte, e do il pomo a quella, guardandole tutte due vestite.
Metafisico. Così giudico anch'io. Ma quando mi torna a mente il costume di quei barbari, che per ciascun giorno infelice della loro vita, gittavano in un turcasso una pietruzza nera, e per ogni dì felice, una bianca; penso quanto poco numero delle bianche è verisimile che fosse trovato in quelle faretre alla morte di ciascheduno, e quanto gran moltitudine delle nere. E desidero vedermi davanti tutte le pietruzze dei giorni che mi rimangono; e, sceverandole, aver facoltà di gittar via tutte le nere, e detrarle dalla mia vita; riserbandomi solo le bianche: quantunque io sappia bene che non farebbero gran cumulo, e sarebbero di un bianco torbido.
Metafisico. Così giudico anch'io. Ma quando mi torna a mente il costume di quei barbari, che per ciascun giorno infelice della loro vita, gittavano in un turcasso una pietruzza nera, e per ogni dì felice, una bianca; penso quanto poco numero delle bianche è verisimile che fosse trovato in quelle faretre alla morte di ciascheduno, e quanto gran moltitudine delle nere. E desidero vedermi davanti tutte le pietruzze dei giorni che mi rimangono; e, sceverandole, aver facoltà di gittar via tutte le nere, e detrarle dalla mia vita; riserbandomi solo le bianche: quantunque io sappia bene che non farebbero gran cumulo, e sarebbero di un bianco torbido.
Giacomo
Leopardi, Dialogo di un fisico e di un metafisico, da Operette morali
Si ritrovarono lì, un luogo strano, inusuale, che
neanche sarebbero riusciti a descrivere, un posto mai visto prima, eppure, avevano
visitato entrambi diversissimi luoghi viaggiando da un polo all’altro della
Terra, solcato i posti più assurdi degli emisferi, dove il freddo paralizza,
dove il caldo sfianca. Ora, si guardavano intorno e si sentivano persi:
grovigli di fili, porte sconosciute, coperte, foto, tante foto, numeri, parole
e interminabili bip, tutto mescolato insieme in una forma indistinta.
Innumerevoli occhi sbircianti, parlanti.
Dove
mai erano capitati? Si guardarono scambievolmente, si fissarono negli occhi e
per la prima volta videro le loro parole farsi suono, osservarono il lineamento
dei loro visi, la forma della bocca, la profondità degli sguardi … ma non si
riconobbero e neanche riconobbero la loro prima volta.
Chi sei? Dove siamo?
Perché siamo qui e chi ci ha condotti in questo luogo sperduto e misterioso?
FB:
Vi vedo.
Si
sentì una voce latrare in lontananza.
FB:
Nessuno mai arriva sin qui. Mi piacete.
Bip
Si avvicinarono, cercando
di capire da dove provenisse quel vocione dalla cadenza autoritaria e severa di
un cane alla catena; sul fondo, a destra, tra una lunga colonna di parole
scroscianti, in alto, distesa mollemente sulla scritta HOME campeggiava una
strana figura. Era enorme, non l’avevano notata prima perché immaginavano
essere di pietra, un’enorme colossale statua, ma ora aveva parlato, mostrando
la sua vera natura di essere animato. Essere umano o animale? Ciò nonostante
continuava a sembrare un gigantesco blocco di marmo azzurro, freddo,
impassibile, indifferente, a suo agio in quello che aveva tutta l’aria di
essere il suo mondo, di lui soltanto. Bella no, donna o uomo non si riusciva a intendere,
sguardo anonimo, occhi blu, profondi e smarriti nell’infinito, corpo confuso
con il blu dello sfondo, un quadro che si perdeva chissà dove, non se ne
riusciva a scorgere il confine. La voce tornò a levarsi da quell’orizzonte
senza fine, senza verno né state.
FB:
A cosa state pensando?
CAMIONISTA:
A cosa stiamo pensando? Beh! Ci siamo ritrovati, senza sapere come, in questo
luogo sconosciuto e ... ci stavamo chiedendo dove fossimo...Io stavo solo
girando per la rete, chattavo con una mia amica e all’improvviso, eccomi qui.
DANZATRICE:
Sì, ha ragione lui. Condivido. (Bip) ... anch’io stavo chiacchierando con un
amico e mi sono ritrovata in questo triste luogo senza saper come.
FB:
Senza sapere dite? Amici dite? Siete proprio divertenti voi due, lo sapete? AHAHAHAHHAHAHAHAH
HIHIHIHIHIHIHI ;-) J mi
piacete!
Bip
Io
sono FB e voi ci state dentro con tutte le scarpe! Irrecuperabili! Io sono ciò
che cercate e ciò che fuggite, colui che criticate e che sfruttate, sono le
vostre ore, le vostre ansie, le vostre solitudini, la vostra voglia di parlare,
la vostra voglia di essere altro, di essere altrove, di abitare i pensieri
lontani, di svelare i sogni nascosti, alibi nella menzogna, coscienza in pace
con il mondo. Io sono. Volete promuovere le mie parole?
DANZATRICE:
Non capisco. Mi sento completamente smarrita e ti prego di dirci come facciamo
ad uscire da questo luogo indefinibile, inimmaginabile, incollocabile ... in
... insomma parla!
FB:
Ma io non posso fare nulla per voi! Siete voi gli unici a possedere le chiavi
di questo luogo, a sapere perché siete qui, cosa vi ha spinto a percorrere le
mie strade, cosa vi trattiene. Io sto qui, vi osservo, mi nutro delle vostre
parole, delle vostre solitudini e mi diverto da morire quando, incauti e
ipocriti, volete farmi la guerra a colpi di impostazioni.
CAMIONISTA:
La signorina qui ha ragione, la smetta di blaterare frasi confuse...mi piacete,
a cosa state pensando, promuovere parole, impostazioni ... ci vuole prendere in
giro? Ci dica dove siamo e come ne usciamo, altrimenti ...
FB:
Non ti scaldare bello, altrimenti ti si infiammano i baffi. Commenti a vanvera
non li tollero. Ti blocco dall’alto se non ascolti. Ma dato che siete qui,
voglio mettervi alla prova, al termine della quale avrete tutte le ris – post –
e. AHAHAHAHAHAHAHAH scusate, non ho saputo resistere.
CAMIONISTA:
Se è l’unico modo di uscire io ci sto
DANZATRICE:
Condivido (bip) cosa dobbiamo fare?
FB:
Dovrete dirmi chi siete. Tracciare il vostro profilo, in modo sintetico, come
se doveste appenderlo su una bacheca sulla quale si arrampicano post it di chi
è in cerca di un lavoro, di un’anima gemella, di un amico, di un appartamento,
di chi vende la propria arte, un musicista, un professore, di chi vuole far
sapere al mondo e vendersi a chi lo abita.
CAMIONISTA:
Non mi fido. Mi sembra troppo semplice. Se è un tranello te ne pentirai.
FB:
Troppo semplice? ahahahahahahah proviamo e ne scoprirete delle belle! Vi
prometto che non taggherò i vostri post – it. Sarà una cosa tra me e voi due. Restrizioni
sulla privacy. Scoprirete che non è semplice, ma dovrete dire la verità.
CAMIONISTA:
Ho poco tempo, ci hai chiesto chi siamo e non chi siamo stati, quindi te lo
dirò. Sono un viaggiatore solitario, percorro le strade del mondo alla guida di
un enorme bestione carico di ... carico, non mi interessa di cosa, io guardo la
strada e vado avanti. I miei giorni corrono veloci su vie affollate o deserte,
per me non fa differenza, se non quella di spingere più o meno
sull’acceleratore. Quando percorri tante strade ti sembra di avere il mondo in
tasca, in realtà le strade sono tutte uguali, grigie, anonime, compagne di
viaggi interminabili. Ti corrono incontro, unico spazio che si muove intorno e
ogni volta non mi resta che accogliere lo stesso grigio. Solo, su quella
cabina, a volte mi sembra di impazzire. Dopo un po’ cominci a capire che devi
fare qualcosa per riempire quel silenzio ... deliberai di immaginare vite, le
vite degli altri, le tante altre anime solitarie che sfrecciano su tutti i
sentieri del mondo. Almeno questo pensavo. Ogni macchina una vita. Una donna in
vacanza, un ragazzo che studia, l’uomo in carriera, gli innamorati che vanno al
mare, il cane con la testa fuori dal finestrino che lotta col vento (c’è sempre
il vento). Così trascorro i miei giorni e la mia casa, vuota, è solo un luogo
di passaggio. Vivo nella mia testa e non riconosco più il suono della mia voce,
quando i miei pensieri si fanno suono sembrano appartenere ad altri, mi fanno
paura, si svuotano. Ho deciso di viaggiare sul web.
FB:
Bravo! Vedo che ci sai fare coi pensieri. Mi piace (bip). Sei sicuro che tutto
quello che hai raccontato sia la verità?
CAMIONISTA:
Non ti sembrano troppo meste le mie parole per essere altrimenti?
Il racconto dell’uomo era
stato toccante, stagliandosi su un profondo silenzio, carico di attenzione e
sguardi interrogativi. Lei, la donna, riconosceva in quelle parole un non so
cosa di familiare. Non ci pensò, tentò di trovare il coraggio per mettere in
ordine la sua storia.
DANZATRICE:
Non posso, non posso parlare di me di come sono ora, ora vivo la mia
rivoluzione, una guerra col passato, forse vinta, non so. Ero prigioniera. Me
ne stavo tutto il giorno a una finestra, guardavo un cortile quasi sempre
deserto … sfortunata anche in quello. Le mie opinioni non erano importanti,
nessuno chiedeva, a nessuno importava. Un mobile che nessuno avrebbe mai
spolverato. Spesso preferivo la noia alle parole, che come frecce colpivano
sempre dove potevano far male. Giorni grigi correvano incontro a se stessi. Non
mi proposi altra cura che di tenermi lontano dalla vita. Mio unico rifugio: la
poesia e la danza. Muovermi nella più completa solitudine, quando nessuno
poteva vedermi, disegnando gesti nell’aria, intorno a me stessa, impossessarmi
dello spazio che solo allora sentivo mio, diventava mio.
Se la nebbia è un'illusione, se l'onda è un'illusione
la fragranza è un'illusione, il sogno è una via,
distenderò il mio corpo come un ponte sulle illusioni.
Se la follia è un'illusione, l'attesa è un' illusione, il tempo
è un' illusione
visiterò le mie illusioni da sola prima di dimenticare l'ultima
mentre tu scriverai nell'ultimo brano dal titolo "Caduta":
ho lasciato l'esilio e l'approdo in cerca dell'incerto e
dell'ignoto
non sono riuscito a tornare, mi allietavano le visioni e le
particelle di anime in libertà
tra i respiri delicati per una libertà che cerca se stessa
il tempo dell'assenza è amico, la terraferma è al tramonto
le luci sono passate, le ombre si sono ritirate
quando lacererai i veli per conoscere i cieli?
(NADA AL-HAJJ, "Evasione")
Solo nella poesia e nella danza la quiete, conobbi per prova come egli è vano pensare e cominciai solo a sentire, col cuore. Fino a che non mi è bastato più, ho spezzato le catene incapace di abbracci ho cominciato a viaggiare nel web.
Viaggiare nel web … ma
cosa cercano due solitudini in questo altrove? Due verità erano state svelate,
ora era tempo di tornare indietro, uscire da quel fitto ingorgo di vite altrui.
Ma l’essere indistinto non era soddisfatto, per sua natura curioso voleva
sapere, continuò allora a chiedere …
FB:
Che allegria! Insomma avete fatto entrambi la stessa fine: il web e
precisamente me. Seppur reali, i vostri racconti non soddisfano la mia voglia
di sapere … questo mondo, il mio mondo è fatto per divertirsi, per chi non ha
nulla da fare, buongiorno, buonasera, buon compleanno, una canzone qui una
frasetta là, tutta roba riciclata, sempre la stessa, trita e ritrita, gente che
si spaccia per qualcun altro, bugie a volontà, chi vuole vendere, chi si vuole
vendere, chi vuole comprare, ingannare, deridere, copiare, sfruttare … foto che
immortalano pranzi o posizioni impensate, parole di richiamo, di rabbia, di
conforto … un grande circo dove il mondo pensa a se stesso mentre fa finta di
pensare al prossimo, una grande vetrina del privato che non si accorge più del
limite che lo divide dal mondo.
Ma
cosa speravate di risolvere? Cosa avete trovato? Non erano forse meglio le
vostre grigie vite a questa fiera della mistificazione?
CAMIONISTA:
Non lo so. O meglio non ne sono sicuro. Mi piace osservare le persone, le ho
lette e anche se finte, questo non mi è dato sapere, parlavano, parlano con me.
Io ero uno di loro, finalmente uno di loro. Ho cercato di capirle, ho compreso
tante esistenze simili alla mia ma anche diverse, che forse mai avrei
incontrato nella vita di ogni giorno. Ho trovato che poi non sono così diverso
dagli altri, ho scoperto che il mio dolore era solo uno dei tanti anche se mio,
così è diventato metà.
DANZATRICE:
Io non sapevo cosa cercare, forse tutto, forse molto, cosa ho trovato? forse
nulla … magari di più. Ho trovato però me. Esserci è una conquista, avere uno
spazio, essere presente. Poter parlare … raccontare …
FB:
Siete proprio irrecuperabili! Ma volete capire o no che è tutto finto? Non ci
sono abbracci, sguardi, carezze, voci, niente di tutto questo, solo parole!!!
Non vi rendete conto che ci sono tante solitudini? Sono tante diverse
solitudini una a fianco all’altra, che si scrutano e cercano risposte. Per voi
non è cambiato nulla. Non avete capito che questo universo è una serie infinita
di produzione e distruzione, l’una serve parimente all’altra, niente è libero
da patimento :-/
DANZATRICE: Continui a
volerci ingannare … ho capito il tuo gioco. L’unica solitudine qui è la tua.
Non so perché ma quando il mondo non ti vuole, stranamente, per caso, senza
alcuna logica o spiegazione, trovi conforto in uno sconosciuto, una persona
alla quale per una strana alchimia puoi raccontare tutta la tua vita. Inutile
cercare risposte, spiegazioni, succede e basta. Magari quello sconosciuto non
si aspetta niente da te, non giudica, ti lascia parlare. Lo sconosciuto diventa
poi conosciuto e
un pezzettino della tua
malinconia se ne va. In fondo a chi piace o a chi giova questa vita infelicissima?
Io potrei essere benissimo un’altra, lui allo stesso mio modo avrebbe potuto
mentire, ma saremmo stati sempre noi. In fondo chi ti deve tradire lo fa anche
in tre dimensioni. E fa male …
CAMIONISTA: Condivido (bip). Mi piace
FB: Andate via. Tornate da dove siete
venuti. Andate prima che si alzi il vento e vi seppellisca sotto una pesante
sabbia rossa. Vi vedo, fate attenzione.
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