giovedì 21 agosto 2014

Il tramonto


Poiché non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. 

Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita - forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. 
Quante altre volte guarderete levarsi la luna - forse venti - eppure tutto sembra senza limite.

Da "Il tè nel deserto" di Bernardo Bertolucci



In questi ultimi anni diversi fatti mi hanno condotto spesso a pensare ciò, la fine ti costringe a pensare a quello che non hai detto o fatto, la fine ti corrode dentro e anche le persone forti, come ero io una volta, piano piano si svuotano dentro, il dolore le mangia fino a che non si vive più. La tristezza ha cominciato a mangiarmi e nessuno mi ha creduto, questo rischiano le persone forti. 
Penso che molte cose vorrei ancora dire e fare, perché niente è infinito, ma non tutti se ne accorgono, non vogliono, ti schiacciano, mentono o finalmente dicono la verità accrescendo il tuo dolore.

Ho paura che potrebbe diventare troppo tardi ... 

Simona madf

domenica 17 agosto 2014

Non ho più parole


Ci sono momenti in cui si deve vivere la vita attraverso la vita degli altri.
Altri che soffrono, altri che ti hanno aspettato a lungo,
altri che dopo anni di silenzio finalmente parlano.
Altri che hanno bisogno di un compagno nell’attesa delle loro attese.
E altri per i quali il tempo che passa nell’aspettare è già un dono.
Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno e non te ne accorgi se non guardando all’indietro.
Non sai se ha senso.
In certi momenti il senso non conta. Contano i legami.
Jorge Luis Borges 






Di risposte ne devo a molti, una valanga di risposte, spiegazioni, parole. Di parole ne dovrei avere, ma non so dove le ho nascoste o chi me le ha rubate, non ne ho, non ho più parole e mi trascino sulla strada dentro vecchie scarpe consumate … fissandole, incapace di vedere il cammino davanti a me. Non vedo altre scarpe, non vedo altre vie, non ne sono più capace.

Non so dove sto andando.

… perché la vita non è una citazione né un eterno e bugiardo sorriso

Odioso omino che ti nascondi dietro quelle citazioni, vieni fuori e affronta la realtà! E tutti lì a dire quanto ha ragione, e tutti lì a sospirare ci avessi pensato io, aria che si articola in tanti è vero, lo penso da una vita; no! orrido nano, solamente minuscolo puoi essere per nasconderti lì, dietro a quelle minuscole verità; rinfodera le tue parole sicure e taglienti come spade affilate, verbi felici di esistere, gongolanti nella loro infallibilità. Parole che mi stordiscono e mi fanno vergognare. La vita è tanti colori, non può essere il bianco e il nero.

La vita non è un sorriso continuo. Non è un sorriso affidato alla sorte di chi guarda, sono seria non fingo, ho speso sorrisi di conforto, di gioia, ho diviso in due momenti preziosi, ma mai ho nascosto il dolore dietro un sorriso. Ora non sorrido più. 

Ho perso persone intelligenti con cui sorridere da scema.

… perché vorrei scrivere un testo dolce, positivo, un testo che parli di mielosi sentimenti senza rabbia o rancore, parole che siano tenere carezze

Rileggevo alcuni miei testi, alcuni sono cattivi, tutti sono sinceri, molti dicono di dolore con dolore. Ho ascoltato un sussurro dalla me di un tempo, consigli rossi di vergogna ... cancella tutto! Qualcuno ha notato le mie assenze, stupita scrivo per me ma mi accorgo che qualcuno legge i miei deliri. Le parole che scrivo son tutte vissute, parlano di sofferenza e tristezza, rabbia e rancore; ogni parola è questo ma diventa anche catarsi, ogni volta riesco a buttare fuori tutto e ad allontanarmi da me. Qualche volta è difficile, tanti pensieri aspettano di essere scritti e non ci riesco, non riesco a metterli in fila e non riesco a superare le troppe grida che mi si affollano nella mente, un coro stonato che mi abbatte. Ogni mio racconto ha un percorso nell'anima e io aspetto paziente che le parole trovino la strada. Tutte le mie parole nascono dal dolore, dalla riflessione, tutte le mie parole sono state derise e hanno fatto male … fraintese non hanno avuto appello, giustiziate. Ho deciso di continuare a scrivere, ma non so scrivere un testo che parli di gioia. Ora. Ora scrivo, fino al prossimo capitolo.

Potete voltare pagina, voi, io rigiro tra le mani il mio libro contro un vento che mi ripropone un eterno frontespizio.

… perché non so più distinguere il bene dal male

Non ho mai saputo difendermi. Ho incassato offese e solo durante la digestione ho realizzato quanto facessero male. Ho risposto e sono diventata cattiva. Tanto cattiva da non riconoscermi, in una casa senza specchi che mi parlassero veramente. Rotti, strappati, coperti, rubati. Io non sono così. Mi ripetevo che nessuno mi avrebbe costretto a diventare un’altra, ma ci sono caduta e mi tengo offese e bugie, quelle ricevute quelle sputate fuori … resto dell’idea che nessuno merita tanto e tutto può essere chiarito.

Quando voglio bene a una persona credo a ciò che mi dice, quindi ora credo di essere cattiva.

… perché io non dimentico mai

Dimenticare per me è la cosa più difficile da fare … mi sono allenata tanto a ricordare dopo che il mio cervello si era un attimo assentato che ora non dimentico, il mio cuore non dimentica. Ricordo ogni singolo momento, ogni impronta di male o di bene resta impressa in me. Non dimentico. Ricordo.

Non dirmi mi hai dimenticato , quella non sono io. Io sono l’altra, quella dimenticata, scontata, una dei tanti, quella che non lascia nulla dietro sé. Io ricordo. Non scambiare la mia assenza per oblio. Ho disimparato ad essere amica. Mi hanno detto che non ne sono capace e forse avevano ragione. Non so più ascoltare, consolare, confortare, dividere. Io non faccio la differenza, ora non avete bisogno di me. Niente più risposte, niente più domande, niente più battute. Il nulla non significa dimentico … significa che l’incapacità ha preso il sopravvento e niente più muove verso l’altro, solo il vuoto. Apatia. Nessuna emozione o commozione, tutto scorre senza entrare e non posso niente.

Scusate. Scusate perché non vi vedo.

… perché mi sembra di non aver detto tutto

Gli ultimi attimi e via, lo scherzo della vita ti costringe a ripensare a ciò che non hai detto. Senti il peso del troppo detto e quello del non rivelato e stai lì, fesso tra i fessi, con una bilancia in mano a chiederti cosa pesi di più. Tanto avresti potuto evitare, ma poi pensi che molto non ti è stato evitato e la misura è stata superata. Non te ne importa niente, ma l’altra te scende sulla piazza e protesta a difesa di una latitante autostima che nessuno mai ti ha presentato. Parole dette, parole non dette, emozioni dentro pozzi profondi che ti gridano che sei una stupida in fresche sere d’estate. Le parole dette ti rivelano che il tempo perso è quello da vivere, ma tu non ci credi perché le promesse di un progetto ti avevano detto altro. 


Resto qui, sono sempre qui e non mi muovo, difendo la mia coerenza e quel poco che resta dei miei sentimenti.

... perché non è facile continuare ad aspettare il giorno dopo con la consapevolezza che le persone alle quali tenevi di più vivono felici soprattutto perché senza di te, finalmente si sono liberate di te... non è facile ... ecco perché non credo più nell'amicizia ... ecco perché 

spero di aver risposto alle vostre domande

scusate l'intrusione




Come dire all’improvviso:
prendimi nelle tue mani,
Non lasciarmi cadere. Ho bisogno di te:
accetta questo miracolo,
dobbiamo imparare a non meravigliarci
di esserci incontrati,
del fatto che la vita possa stare tutta
in un silenzio o in uno sguardo.
Dobbiamo imparare a essere felici,
a non stupirci
di avere qualcosa di nostro.
Dobbiamo imparare a non temerci
a non sgomentarci
a essere sicuri
a non arrecarci danno.

Julia Prilutzky










martedì 5 agosto 2014

Tutto questo


Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
 però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.
però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano
perché ti sostenga e non cadi.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita, mi limito ad
appoggiarti, stimolarti ed aiutarti se me lo chiedi .
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu....
Non sei né sopra, né sotto me in mezzo né in testa e né alla fine della lista.
Non sei né il numero 1 né il numero finale e né tanto meno ho
la pretesa di essere il numero 1 la 2 o la 3 della tua lista.
Basta che mi vuoi come amico
non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere.
Amicizia - Jorges Luis Borges






  
Basta che mi vuoi come amico, non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere.”


Dovremmo smetterla di leggere poesie, non dovremmo neanche più scriverne. L’arte poetica nuoce gravemente alla salute dell’anima, nuoce gravemente alla realtà. L’arte della persuasione, lo spirito del va bene così, l’ebbrezza di un ebete sorriso al tramonto, il cuscino sul quale posare un cuore stanco. E poi noi, comuni prosatori da due soldi, restiamo ammaliati dal balsamo di parole senza tempo, eccoti la verità assoluta, aspetta che scorra il fiume, ormai fa parte della corrente, attendi, arriverà.
Dovremmo smetterla di affidarci a poetici versi ipocriti usciti dalla penna di un triste e inconsapevole scrivano, sì, sono per il perdono dei poeti. Li perdoniamo perché non sanno quello che fanno, … questa non mi è proprio nuova, ma ci sta tutta.

… non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere

Nessuno di noi è gran cosa, in fondo chi si crede gran cosa non lo è mai, chi potrebbe invece azzardare di esserlo … non grande, ma una cosa di medie dimensioni, non è capace di essere granché e non ci crede. È difficile credere di essere prezioso, neanche se qualcuno si azzardasse a dirtelo  … inutile, nessuno me lo ha detto e in fondo non credo di essere gran cosa anche se è tutto quello che posso essere. Sei gran cosa e perderti deve essere un gran peccato … l’ho pensato.

E poi ci sono i pensieri che non vanno via. Sono uscita fuori e rischiando di restare senza fiato ho ascoltato, ma ho visto anche. Il mio acquario è sporco e non riesco più a distinguere le gran cose dal resto; fuori, boccheggiando, ho ascoltato parole che non mi piacevano, forse verità. Sono stati molto cattivi e forse sarebbe spettato a me esserlo, e forse sono stati cattivi per farmi vedere che la mia aria era irrespirabile, che soffrivo o facevo pena. La tua vita vista dagli altri.
Perché niente potrà cancellare tutto questo, uno schiaffo che si è fatto buio, che si è trasformato in dolore, per cadere nel male, il male che consuma dentro e che non puoi chiudere in un cassetto.
“Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano
perché ti sostenga e non cadi.”

Né il tempo lo consumerà fino a farlo scomparire nell’oblio; né il ricordo ne muterà il profilo trasformandolo in una copia sbiadita di sé; né la volontà avrà la forza necessaria a scalfirlo, volontà che non vuole e rifugge un impegno tanto grande.

Come si scrive un sospiro?

Vorrei riuscire ancora ad ascoltare come si fa col mare in una conchiglia chi passeggia cieco nel mio cuore. Non ne sono più capace. Tutto questo è più forte.

Non ho parole per descriverlo … so che mi schiaccia, ti chiude la gola e ti ordina di essere niente, ti scava un rifugio lontano dove nasconderti da occhi indiscreti, ti annulla, ti fa sentire incapace di fare o dire, strappa gesti e parole e li scaraventa lontano, lì dove non puoi prenderli, mai più.

 … solamente posso offrirti la mia mano

Tutto questo è talmente forte che come le parole dei poeti ti convince, prosatore da due soldi sarà così, e ti sembra talmente tutto vero che il veleno nasce poi da te … chiedi quella mano, perché non ti basta, perché è la cosa più naturale, perché vuoi bene, perché la testa ti scoppia e diventi tu, proprio tu il tuo poeta, dalle tue mani escono quelle parole che poi non andranno più via, suoni che ti puniranno in eterno e no … se sei tu il poeta, se sei quello scrivano inconsapevole mosso dal dolore, no, noi non ti perdoneremo. L’unico regalo che ti facciamo è un nome, tutto questo diverrà UMILIAZIONE.

UMILIAZIONE
UMILIAZIONE
UMILIAZIONE


Basta che mi vuoi come amico, non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere.”
Adoro questi ultimi versi.







                Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi spiace", "perdonami", "per favore", "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci.
G. G. Marquez

mercoledì 30 luglio 2014

Un anno fa

Brusco risveglio la realtà
in un freddo gennaio morivo anch'io
quella carezza sull'anima... era Dio...
fine dei giochi impossibili
vivere i giorni rincorrerli
quelle ferite visibili ora bruciano sì!
io che sciolgo una preghiera
vera e fiera più di me
folle nell'inseguire una carriera
avrei dovuto sedermi accanto a te... di più
sembra un miracolo crescere
essere più consapevole
quanto coraggio mi hai dato a dirmi no...
stelle sopra il mio sipario
un delirio una bugia
l'amore assente da quel calendario e intanto il male ti portava via...
padre
solo poche parole
ma la musica che ascolterai
ti somiglia lo sai, è come sei
viva e lucente...
fede
vieni qui ho ancora sete
dei suoi occhi della sua allegria...
e meno male che sogno
posso incontrarti così
perché è di te che ho più bisogno...
cuore diamante: vita mia!
troppe emozioni che mancano
troppe occasioni che sfumano
dialoghi muti che uccidono senza pietà
tu sulla porta mille anni fa
pronto a raccogliere i cocci miei
a consolarmi... sei unico papà...
sono qui e il mondo è fuori
te lo devo sono qui
vado farneticando di amori amari
sofferenze e assenze... di chi resta di chi va...
padre
così tanto distante
ma che figlio bizzarro che hai
ti somiglia lo sai...
perché sei
anima grande...
grande
da stupire la gente
velenosa e insidiosa se mai...
che se hanno un figlio a colori
lottano contro di lui
per appiattirgli i pensieri
pane e superficialità
all'alba dei miei ricordi
sei qui al mio fianco... ci sei!
più le incertezze o gli sbagli
spero che mi perdonerai...
era gennaio su quell'addio
non ebbe successo il destino mio
pochi paganti e un applauso: quello tuo!

Anima Grande, Renato Zero (La curva dell’angelo)



… e poi a maggio ho fatto anche un corso, sì, lo so che starai pensando ma non la finisci con quei libri? sai però che non ne posso fare a meno. Anzi, già che ci sono ti racconto cosa abbiamo fatto l’ultimo giorno del corso, quando ho pensato a te.
La nostra prof, una tosta, in gamba, ti sarebbe piaciuta, ci ha letto un testo … un bel testo, parole che mi hanno fatto riflettere. Te lo riassumo.




Un albero felice di essere al mondo cresceva contento guardando verso il sole, ma così facendo crebbe storto, questo era quello che voleva, era soddisfatto e non gli importava di essere storto perché era felice. Il giardiniere la pensava diversamente e perciò era sempre lì a raddrizzarlo, mentre il sole si allontanava sempre di più da quei rami recisi. Presto il povero albero comprese cosa dovesse fare per rendere felici il giardiniere e sua moglie, quindi rinunciò a se stesso e cercò di assecondarli. Purtroppo niente andava bene: una volta troppo alto, una volta troppo largo e di nuovo zac un taglio netto e i desideri del giardiniere e di sua moglie diventavano legge.

E la moglie approvò: “Non possiamo permetterlo. Dobbiamo potarlo”.
Questa volta l'albero non poté piangere. Non aveva più lacrime. Smise di crescere. La vita non gli dava più nessuna gioia. Possibile che per essere amato doveva rinunciare a se stesso? Cercò di consolarsi dicendo: “Almeno sono amato”. Ma, anche se  potato così piaceva al giardiniere e alla moglie, ormai niente gli dava più una vera gioia.

L’albero si rassegnò ad una vita triste.
Un giorno passarono di là una bambina con suo padre, lei si incuriosì dell’albero perché le metteva tanta tristezza e decise di aiutarlo. Cominciò a parlargli ogni giorno, lo abbracciava, lo baciava proprio come fosse un caro amico in difficoltà. La bambina aveva capito che l’albero era triste perché era cresciuto assecondando ciò che gli altri volevano per lui. Tale fu l’amore della ragazza che anche i giardinieri si convinsero a lasciare liberi i rami, potevano finalmente andare dove volevano e l’albero tornò a sorridere.





Bella storia, vero? La prof ci ha chiesto di fare un disegno e io ho fatto questo, ma non ho avuto il coraggio di spiegarlo.





Sì, tutti noi siamo alberi, ma la mia storia è diversa da quella dell’albero triste. La mia storia è fatta di esempi e di “Trova la tua strada e vai avanti”.
Mai un devi fare, ma sempre ragiona su quale sia la scelta giusta, quello che ti piace e quello che sarebbe utile fare … ho capito dopo tanto tempo che questi erano i consigli più utili del mondo, anche se all’inizio mi sconcertavano, mi facevano arrabbiare.
Ho imparato a scegliere, a decidere, anche se la fissazione dei ragionamenti non mi è mai passata raggiungendo forse il limite possibilmente accettabile per un cervello, un cervello che non si vuole perdere e poi rimane incastrato nei suoi infiniti labirinti. Son cresciuta stendendo, quando potevo, i rami verso il sole … anzi sono pure cresciuta storta e hanno cercato di raddrizzarmi (ma questa è un’altra storia). Ho cercato di svegliarmi sempre con il sorriso, impegnandomi a portarlo in giro anche nelle giornate buie. Non so se ho preso le decisioni giuste, quando ho raggiunto il mio ultimo traguardo ti avrei voluto lì con me, ma la forza è mancata. Non lo so, il tempo lo dirà, ma vorrei che i miei frutti fossero sempre sorridenti, come vorrei che il mio albero si scrollasse di dosso tutte le azioni negative compiute, tornasse a rifiorire, tornasse ad essere verde, a svegliarsi col sorriso.

Il sorriso se n’è andato via prima di te, una mattina di primavera, l’ho confidato a qualcuno ma sono stata derisa … da allora niente più, ho appeso il sorriso a quest’albero e non l’ho più indossato.

Grazie papà di avermi insegnato a scegliere.

Ciao


Cerco in tutti i modi di dire ti voglio bene alle persone a cui tengo, 
ma ora mi prendo una pausa perché sono stanca di schiaffi in faccia, 
auguro a tutti di avere tempo di dire le parole che non avete mai detto 
prima di pensare a cosa avreste potuto dire.




sabato 26 luglio 2014

Nessuna traccia



In tutta sincerità, mi sforzo di prendere la faccenda allegramente, anche se, a dispetto delle mie proteste, la maggior parte delle persone trova difficile credermi. Per favore, fidati di me. Posso davvero essere allegra. Posso essere amabile. Affettuosa. Affabile. E queste sono solo parole che cominciano per A. 

Non chiedermi però di essere bella: essere bella non è da me.

Markus Zusak, Storia di una ladra di libri





Montagne, castelli, 

parole, racconti, 

confidenze,

emozioni, affetto, legàmi

sangue, sorrisi,

lacrime, abbracci,

musica …

Niente di me,

il vuoto.

L’ho imparato.

Grazie.


Nessun ricordo

una stanca parete riposerà

un cassetto in più

una stanza vedrà il sole.

Niente tracce dietro me.

L’ho capito.

Grazie.



Orme in cui affondare la tua ignoranza,

sogni di gloria,

manie di protagonismo,

l’alchimia che sconfigge il dolore,

il silenzio,

Oblio dietro me.


Linea bianca su un foglio bianco,

punto nero che si perde nella notte.

Non fa la differenza.


Dimentica, è facile

cancella, è facile.


Vai lontano, meglio,

qui non si vende nulla.

Un mercante mi ha detto 

che nessuno mi comprerà 

se non per dispetto o malaugurio.

Per due soldi mi comprerà.

Per malaugurio, condanna, vendetta,

per rancore, rabbia, cattiveria.

Ma nessuno lo farà,

non lo permetterò,

qui non c’è più posto,

né doni per sorridere.


Guardo dietro, cado.

Ho capito,

niente posso lasciare

solo inutilità,

grazie.

L’ennesimo.





venerdì 25 luglio 2014

Il dolore fa paura



Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

Oriana Fallaci




Il dolore, quello dentro, non si spegne facilmente né si dimentica. Spero di avere un cassetto dove riporlo o un armadio dove chiuderlo a chiave, ma sarà sempre parte di me. 

Ho provato a raccontarlo alla persona alla quale volevo più bene, ma non mi ha preso sul serio, chissà perché, da lì è partito un altro dolore, un lento addio. Perché ci dobbiamo vergognare del dolore? Perché dobbiamo costringere noi stessi a nasconderlo? Per sconfiggerlo, almeno per quel che si può, bisogna viverlo. Vi rendo tristi? Non mi importa, tu, che ti reputi mio amico dovresti ascoltarmi e non ridermi in faccia. Se per una volta ti dico sono triste voglio essere al centro del tuo mondo e non respirare un'aria di sfida. Non è facile dimenticare il dolore, non è facile parlare del dolore.








mercoledì 16 luglio 2014

Ricordo di un pomeriggio d'estate

Giochi di bambini risonano
come grida di gabbiani sul mare
mentre il mattino precipita troppo in fretta
verso il desiderio di refrigerio.
Di colpo il riposo sopisce le cose
le rende sole
un pesante silenzio cade su voci lontane.
Memoria di una casa tanto grande
dove la notte lotta col giorno
una ninna nanna si dondola in uno specchio
è un dolce sussurro nella stanza che riposa.
Una terrazza imbiancata dal sole
dolce sulla bellezza che rompe il deserto della trovata solitudine.
Profumo di piccoli colori.
Un occhio vispo sfuggito spia da dietro i vetri
storie immaginarie
aspetta domani
aspetta le grida sull'oceano
in un vuoto che sembra infinito
in un respiro che sembra sospeso.
Verrà l'inverno.





Sì, verrà l’inverno … anche se l’inverno sembra non aver fine. Guardo fuori e il cielo è scuro, lontano si sentono tuoni che sono quando non dovrebbero essere. Non ci sono più certezze. Fa freddo e questo inverno sembra non finire mai. Fuori e dentro.

Una stupida poesia, non so scrivere poesie, ma un pomeriggio di molto tempo fa, quando ancora l’estate faceva il suo dovere senza stupire, ho voluto catturare i miei ricordi per paura di dimenticare. Immagini confuse di una me bambina, il sole, i giochi, i miei disegni e la voglia di non riposare mai aspettando un nuovo giorno. Chi di voi in un caldo pomeriggio d’estate, fuggito da un letto troppo noioso, non ha mai spiato il mondo dalle fessure di una finestra socchiusa? Strisce di luce sul volto bambino e uno stupido sorriso di giochi indossato da sempre.

Avevo quattro anni e il mio papà mi regalò la mia prima chitarra per il mio compleanno … io sono nata d’estate, con il sole, in un giorno di festa.

Tante stagioni sono trascorse, ma forse l' estate di quello che sembra ancora ieri è ancora troppo vicina.

Non più occhi furbi, né regali a sorpresa, ma silenzio, sì … tanto silenzio, tutto quel maledetto silenzio.

Sono stati mesi di silenzio e solitudine, non ho potuto ascoltare la mia voce … non ho potuto fare la mia musica, non ho ascoltato parole di conforto, sì, quelle che avrei voluto si sono arrese di fronte al muro dell’incomprensione, nascoste da alibi fasulli. Forse non siamo tutti capaci di parole, certamente in pochi siamo capaci di trovarle dietro al silenzio ... e disprezziamo il silenzio che chiede solo un abbraccio.

Questo silenzio mi ha fatto impazzire, un buio nell’anima rotto solo da grida che mai scorderò, come non scorderò mai le parole che non ci sono state.

Caldo e silenzio. E' sceso il buio, ladro di strisce sul viso e di sorrisi indossati. Inverno dentro.

Mi giro e lei è ancora lì, provata da mille cadute bambine, fiera delle sue ferite ormai rimarginate … con qualche corda in meno, ma è lì. Io sono ancora qui, provata da mille cadute, impotente alle mille ferite, con un solo grande cuore, forse la corda mancante alla mia chitarra, un cuore grande costretto ancora a vivere l’inverno di un’estate che non arriva.


MADF