domenica 1 dicembre 2013

Non ci sono più specchi

Le anime si incontrano per caso,
per curiosità, per determinazione.
In tutti i casi, l’incontro ha sempre del miracolo.
Nella coincidenza,
la componente magica è più evidente,
ma decidere, partire, muoversi a tempo,
fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo
è miracoloso
come la costruzione di tutte le cose immaginate.

Vinicio Capossela





Sono andati tutti via ed è sceso il silenzio; è venuto giù accompagnato dalle tenebre a riempire la mia testa, abbandonata, non più distratta da balsamiche parole di presenze. Il silenzio è arrivato e con lui sempre la me che forse non esiste.

Hanno coperto gli specchi.

Parola inaspettata che ti fa sentire mostro, criminale, che spaventa e terrorizza, squarcia il dolore e ti riempie di un’assurda realtà; ti ripetono che è solo altro da te ma invano, non credi, non ci riesci. Porta vergogna, ti schiaccia, deforma, trascina con sé il dubbio dell’essere. Pensiero dopo pensiero lacera il passato, lo uccide, un mostro senza testa cammina muto di fronte alle parole di un troglodita incapace di pensare. Inutile è ripetersi che quella non sei tu, ti hanno sporcato e non sai più scorgere la verità. No, tu non sei quella che dicono. Invano lo ripeti, mentre il carnefice ride sulla porta del paradiso, convinto di poter entrare, prima o poi.

Hanno rotto gli specchi.

Parola che smorza le risposte, ti fa sentire fredda mentre cerchi di immedesimarti nell’altra te, quella ch vive nella testa altrui, no, tu non sei quella che ride di altri, ma la verità si spegne prima di poter farsi suono; un colpo, e il vuoto arriva improvviso. Non ti hanno lasciato spiegare, non ti hanno spiegato. Tu non deridi ma sei stata derisa, la tua voce non è così forte e si perde tra gli insulti della vita.

Hanno tolto gli specchi.

Parola che conferma pensieri. Lo hai sempre saputo, ma la paura ti ha stretto lo stomaco, lo ha contorto fino a farti vomitare il nulla, quella parola che ha gridato il dubbio … finalmente. E dove tu vedevi emozione, si approfittavano di te. No, tu non sei quel parassita che vive sull’albero, ogni mattina ti alzi e sazi il tuo mondo, vai a caccia, da sola, di pensiero. No, non volevo e mai ho voluto. Eppure ti hanno umiliato. Hanno soppresso quel che avevi da dare.

Ricordo gli specchi.

Era come essere sempre a casa, una casa calda e accogliente che si siede accanto ad un caffè e lenisce lunghe giornate; le delusioni sembravano lontane e sbiadivano man mano dietro stupidi sorrisi; le insicurezze si tramutavano in forza sorrette da una voce calda e sincera; le gioie facevano nello stomaco salti mortali, mentre i dolori si tagliavano in due battendo in ritirata.

È stato sempre come sentirsi a casa, ma per chi? un lungo attimo, poi, gli specchi sono scomparsi. Ora grido, grido perché il mio forte sentimento e l’applauso che sempre e sinceramente ha superato ogni altra musica m’impedisce di vedere oltre.
Mostro, calcolatore, criminale, sfruttatore, derisore … no, io non sono questo, io sono altro, ma non ho più specchi.

Confido in chi si volterà altrove quando una richiesta di bisogno si perderà nel vento, il vento dell’est, il gelido soffio che ha trascinato con sé il mio grido perso nei meandri dell’indifferenza, perso tra le pieghe di parole gratuite spese a lacerarmi l’esistenza. Parole che si sono perse in una casa senza più pareti sulle quali riflettere e ritrovare se stessi.


Respira un’altra me, e non ho armi per combattere chi ha scritto il romanzo della mia esistenza, ho prestato loro quell’inchiostro che non mi è stato mai restituito.

Credo di non aver meritato tanto. Trattata come una qualunque...ma da questo lato tante ne ho sentite e viste, ora so molte verità e non sarò io a difenderti. Arrangiati. Hai chi minaccia per te.





Nessun commento:

Posta un commento